Al rumore che fece aprendosi l'uscio del palchetto, molte persone si volsero, e Mimy si vide di fronte la marchesa che la guardava. Sedè. Giorgio si mise in faccia a lei. Carlo in un angolo spiava attentamente la marchesa e il marchesino.
La marchesa splendeva: era vestita di un abito di moerro nero, serrato alla vita e aperto sul petto alla Maria Stuarda; un alto pizzo bianco le montava dietro fino alla nuca, sulla quale i capelli si raccoglievano capricciosamente in un mazzo coronato da un grosso corallo brillantato. Le maniche molto strette consentivano le braccia magnifiche e lasciavano sfuggire le mani sguantate fra delicatissime trine: nessuna ricercatezza, nessun ornamento, ma la sua pallida e vigorosa sembianza spiccava singolarmente in quella toeletta. La sua testa aveva, come già osservammo, del romantico, quasi del fatale, se la parola non fosse ella stessa romantica: gli occhi erano grandi e nerissimi, il naso aquilino, la bocca di un carattere byroniano; ma l'ovale del volto era di una delicatezza infinita e la parte del collo scoperta ancora più voluttuosa. Del Pino le sedeva di contro: schizziamolo rapidamente. Biondo, gracile, gentile, di una pallidezza incredibilmente cerea, di una aristocrazia ineffabilmente tenue: somigliava in certo modo alla marchesa — lo stesso naso, però meno vigoroso, gli stessi occhi, ma azzurri, una bocca freschissima con denti di porcellana e una barba adolescente di un biondo slavato ed elegantissimo. Michelangiolo incontrandolo si sarebbe stretto sdegnosamente nelle spalle, Delacroix se ne sarebbe forse innamorato; era un maschio femmineo, un sorriso di donna vestito da uomo.
La gente dei palchi e della platea guardava spesso verso di loro.
Erano soli; parlavano vivamente, anzi il marchesino se le chinava così sul volto che i loro aliti dovevano confondersi. Carlo dal suo angolo imitava il bracco sulla beccaccia. Mimy li guardava per sottrarsi allo sguardo di Giorgio, che le si dimenticava spesso in volto. La marchesa non badava loro.
Finì il primo atto: il marchesino chiacchierando sempre le prese la punta del ventaglio e la ritenne: ella ascoltandolo abbassava insensibilmente la faccia verso la sua: parlavano ancora, poi tacquero; si guardavano: magnifico gruppo per un artista! Giorgio lo considerò.
— Come si guardano! mormorò a Mimy.
Ella non rispose.
Quei due s'erano dimenticati del teatro: ormai le loro faccie si toccavano, quando il marchesino piegando forse sotto il fascino di quelle grandi pupille nere, si gettò indietro e subito dopo, sempre colla punta del ventaglio fra le mani, le si sedette accanto colla massima imprudenza.
Carlo scappò sbattendo l'uscio.
Giorgio e Mimy si voltarono meravigliati.