— Nemmeno Del Pino?
— Avvocato! ribattè con un ghigno adorabile a questa indiscreta interruzione: vi ricevo nel mio Sancta Sanctorum ed osate lagnarvi? E se vi dicessi che siete voi l'ingeneroso, che amandomi furiosamente da due o tre mesi non mi avete ancora offerto un piacere o un dolore per i tanti che vi ho prodigati?... Ma perdono, adesso vi umilio e dimentico che siete già un uomo illustre e che non vi manca forse se non una grande passione per divenire un grand'uomo.
L'avvocato non si riscosse nemmeno all'accento civettuolo di queste ultime parole. Quella scena lo stordiva ancora più che non l'ammaliasse. Che cosa era quel gabinetto per la marchesa? Quella donna nuda ed incatenata? Perchè riceverlo così? La mente gli si aggirava rapidissima per mille supposizioni. che svanivano, appena toccate, come bolle di sapone; intanto l'odore dei fiori e quelle nude bellezze gli pungevano i sensi lanciandoli sfrenati come i cavalli di una biga. Una fiamma gli ardeva così cuore e volto, che se la marchesa non gli avesse imposto rispetto, avrebbe nitrito come un cavallo. Ma l'ebbrezza soffocata gli si condensava sempre più nell'anima, scuotendogliela con tremoti di vulcano, e acciecandogliela col fumo.
Elisa, che lo guardava, vedendogli fare come un gesto sonnambulo:
— A che pensate? gli chiese.
— A voi! rispose in inglese, per evitare almeno nel dialogo la presenza della schiava.
— E ne pensate male, certamente!
— Ebbene, sì. Perchè ricevermi in questo gabinetto? Non siete una donna comune per amare lo scandalo, supponendo ch'io vada a ridire ciò che mi avete mostrato, e non volete sedurmi, perchè non mi amate. Ascoltatemi, signora marchesa: avete ragione; siete tutto ciò che io non sono, siete bella, nobile, splendida... e io non sono che un povero avvocato, un povero nulla: vi ho amato, vi amo per quanto può amare il mio cuore, ma perchè forse mi manca quella poesia di immagini e quella musica di parole del vostro discorso, stimate piccolo il mio cuore. E quando anche lo fosse? L'ovo è pieno e il fiume lascia qua e là scoperto il proprio letto. Potevate rifiutare il mio amore da gran signora, ma lacerarlo a colpi di spillo, come Fulvia la lingua di Cicerone, è vendetta di miserabile e non di potente!
E quanto erano più dure le parole, era più malinconico l'accento.
— Lo so che siete bella, continuò con crescente emozione, e non occorreva la splendida insolenza di questo manto per farmene accorto.