Quindi ognuno di essi conosceva la mala parte che recitava in paese, ma nessuno ne soffriva più di Mimy: ella non comprendeva quelle velenose ed instancabili miserabilità; arrossiva, spasimava ad ogni puntura di zanzara come a una unghiata di tigre. E in quel giorno, essendo state sgombrate le strade dalla neve, si presentarono più signore del solito: Mimy riceveva nel gabinetto roseo. Cinque o sei signore e due giovanotti, belli quanto un figurino di mode, ma ancora più insipidi, la torturavano parlando di Giorgio e della marchesa di Monero. Colla ferocia delle donne, esse le chiedevano ingenuamente quale nuova passione rendesse così stravagante il conte, e la consigliavano a giovarsi di ogni mezzo per rimetterlo sulla buona via. Non si sapeva perchè quel povero giovanotto volesse stordirsi così: ieri sera aveva dato una cena mostruosa, poi scommesso col marchese Del Pino di andare e ritornare da Castelfranco in così poco tempo, che uno dei cavalli era morto ed egli s'era quasi accoppato nel cadere.

Mimy si schermiva alla meglio, ma dopo Giorgio entrava in scena la marchesa e le allusioni diventavano più fini, i morsi più atroci e gentili; si voleva offendere la donna e la moglie, mettere non solo il veleno, ma l'amaro in ogni parola e nullameno indorarla: nulla di più sorridente, un cicaleccio di squisitezza neroniana.

Giulietta entrò con un mazzo e una carta da visita. Era un dono di Giorgio.

«Mia bella cugina,

Essendo ammalato, non posso profittare del vostro giorno di ricevimento: vi mando un mazzo di fiori, che ho fatto comporre da Namouna e che vi prego di accettare. So che amate i fiori: io li invidio — nutrirsi di luce, parlare profumi, essere l'amore della gioventù, della bellezza e dell'amore... quale destino!


— Ah! il conte Giorgio De Vinci! esclamarono le signore in coro. Come sta? Guardate che bei fiori: sempre gentiluomo, sempre elegante!

E assediavano Mimy; si sarebbero lasciate strappare un occhio, e qualcuna ne aveva dei passabili, pur di strapparle quel biglietto. Leggere quel biglietto! certo v'era qualche parola di amore...

— Non sarà dunque gravemente ammalato se scrive: o ha fatto scrivere? domandava la moglie di un avvocato arricchitosi per tempo malgrado la notoria incapacità.