Mimy le tese il biglietto.
Questa lo prese con avidità mal dissimulata e lesse tanto prestamente che parve non comprendere; intanto le altre avrebbero voluto fare altrettanto o almeno leggerle al disopra delle spalle. Ella rilesse e restituì il biglietto con aria fra l'ebete e lo scontento.
Aveva sperato una dichiarazione d'amore e non l'aveva capita.
Vi fu un momento di silenzio. Mimy si sentiva sulle spine: quelle donne brutte, mal vestite, volgari, cattive le erano odiose: i loro discorsi maligni, la loro famigliarità senza abbandono e senza aristocrazia l'irritavano dolorosamente traendola alla mestizia. Le paragonò colla marchesa e il cozzo dei contrasti fu così violento che ne ebbe come le vertigini; ma a salvarla rientrò Giulietta annunziando:
— La principessa di San Marciano.
Tutte quelle borghesi scomparvero immediatamente nell'ombra e Mimy sola sostenne favorevolmente il paragone con lei, malgrado una evidente inferiorità di brio e di alterigia. Le due donne si rassomigliavano in certa guisa, entrambe pallide e gracili, ma la bellezza di Mimy era plastica e quella della San Marciano unicamente di espressione. Forse aveva la persona troppo slanciata, forse il collo sebbene flessuoso mancava di mollezza come tutte l'altre membra rivelate arditamente dall'abito: le scapole le sporgevano, la vita le si allungava soverchiamente, ma la sua figura con tutti questi difetti, e chi sa anche per questi difetti, aveva un vivace ed acre prestigio. Il viso estremamente piccolo e rotondo, appuntato nel mezzo, colpiva pel bianco spento e l'incredibile finezza della carne, quanto pel contrasto della bocca grandissima e di una soavità infantile col nasino, che spiccandosi abbastanza serio dalla fronte coperta d'una infinità di ricci, si rivolgeva gaiamente alla punta, interrompendosi come un epigramma troppo ardito. Gli occhi erano di quel colore, che laggiù in fondo all'orizzonte segna confondendoli i confini del mare e del cielo, e avevano una affascinante incertezza di espressione, mobili come il mare, sorridenti come il cielo, fulgidi colla volubilità delle onde e la trepidazione dell'azzurro.
Sebbene giovane, doveva aver molto vissuto. Una indefinibile esperienza della vita le si leggeva quindi nella gracilità quasi affaticata dei lineamenti, e a ogni reticenza del sorriso, a ogni guizzo dello sguardo si rivelavano mille misteriosità della sua anima, come in mare al gonfiarsi o allo sfasciarsi di un'onda variano e si centuplicano i fluttuanti paesaggi.
La principessa, che comprese la posizione di Mimy, volse appena un'occhiata al gruppo delle borghesi, che si sforzavano titanicamente di assumere un nobile contegno, e colla adorabile scortesia delle persone perfettamente aristocratiche si strinse con Mimy, quasi fossero sole, parlandole vivamente in inglese. Mimy si spaurì dell'audacia, le borghesi fremettero, ma nessuna si trovò tanto spirito da accettare la battaglia: susurrarono fra loro e decisero la ritirata in corpo.
In quella la principessa levavasi per prendere il mazzo di Giorgio e si rimetteva al fianco di Mimy, lodando i fiori e il disegno.
Fu il segnale della partenza. La principessa in piedi, una mano sul tavolino e la fronte alta ricevette i loro saluti piuttosto goffi, rispondendovi appena e seguendole collo sguardo fin sotto il cortinaggio della porta, e quando Mimy accommiatata l'ultima signora si rivolse, le mosse incontro, le strinse affettuosamente la mano e si riassisero senza un commento.