Chiacchierarono. Il vespero oramai imbruniva e l'ora del ricevimento passava. Mimy non temè di altre visite. La San Marciano molto gaia parlava di tutto: Mimy ascoltava a volta a volta sorridendo e ammirava l'amica: ma era deciso che quello fosse un giorno sciagurato e capitò la mamma a guastarle il colloquio.

La San Marciano si levò; aveva quella donna in antipatia forse pel suo carattere, forse anco pel naso così rosso, che sarebbesi detto vi si fosse rifugiato tutto il suo pudore e bloccato su quella punta estrema, arrossisse di vergogna.

— Quest'oggi, carina, pranzo da te, questa disse appena furono sole, slacciandosi la mantiglia e dandole un bacio.

Mimy, pensierosa, non glielo rese.

— Che bei fiori! chi te li ha mandati? Scommetto che sono della marchesa: quella donna è ben impudente.

— Impudente!

— Ma chi è questa signora da fare tanto chiasso a Bologna e che trova tutto brutto e ridicolo? La se ne vada e ci farà un gran piacere. Povera Mimy! tu sì buona la tratti da amica e non sai che ella ti rende la favola di Bologna.

Mimy la guardò strabiliando.

— Vieni qui, fanciulla mia; e sempre accarezzandola proseguì a spiegarle l'obbrobrioso contegno della marchesa, la quale le seduceva il marito mostrandosi tenerissima di lei; e tutta la città ne rideva. Una donna che in fondo non si sa chi sia: una avventuriera, che ostenta gli amanti e ha già guastato quel povero Del Pino, tanto bello! povero giovine... Hai parlato mai della marchesa con Giorgio? tienti a lui: quello è un uomo. Bisogna che Carlo sia ben... oramai lo dicevo, per posporti a lei, una donna che avrà quarant'anni — però, se tu non sai difenderti, c'è la mamma, sai?

— Ma...,