— E anche da voi: fra otto giorni dò una festa, venivo ad invitarla. Conto su lei e su voi. Ella sarà la più bella, voi il più illustre.

— Vorrei essere il più bello, rispose con malinconia.

— L'ingegno non è forse una bellezza?

— Non mi farete l'onore di entrare nel mio studio? Lo studio di un grande avvocato, e sorrideva sempre con malinconia, può essere una curiosità.

— Entriamo, altrimenti sareste capace di supporre che vi temo.

Lo studio era ricco e severo.

— Dunque la vostra festa...?

— È di addio: invito gli amici per lasciar loro, abbandonandoli, una buona impressione: dissero tanto male di me, che si meritano bene che li condanni a trovarmi amabile almeno l'ultima notte. Parto per Parigi.

— Per sempre?

— Per sempre: ma non ricominciamo, non mi parlate di amore. Sono così stanca di non poter amare, che oramai mi persuado dell'illusione dell'amore. Hanno ragione quelle donne, che mutano gli amanti come i guanti: se l'amore è un'illusione, l'amante deve essere un'ombra. Che importa il nome dell'albero quando vi protegga dal sole? Davvero non vale la pena di scegliere. Se nessuno di essi può darvi il tesoro che cercate, perchè rifiutare loro l'elemosina che domandano? Un bacio vale forse più di un soldo?