— Amo forse di più! ma non parliamo d'amore.
Gli strinse cordialmente la mano e fuggì così ratta, che egli non ebbe il tempo di offrirle il braccio, nè di dirle che Mimy era uscita colla San Marciano: non le corse dietro, ma cadde sopra una poltrona e tese l'orecchio al rumore della carrozza che si allontanava.
Era una giornata d'inverno stupenda anche pel cielo d'Italia: l'aria era tiepida, il sole scintillava, pareva una festa. Una insolita gente popolava le vie, e quelli che non potevano escire stavano alle finestre, le ragazze povere col lavoro o il caldanino in mano, ai balconi delle case ricche le signore in veste da camera o in toelette sfoggiate. Molti vasi di fiori si riaffacciavano sulle strade come spiando il tempo, sorridendo del vederlo sì bello, e i passeri venivano a domandar loro dove si fossero nascosti tanto tempo e recavano loro notizie dalla campagna sulla vicina primavera. Nella città non un lembo di neve: fuori la verzura aveva fatti larghi strappi nel bianco lenzuolo e ghignava maliziosamente un umido e luccicante sogghigno. Gli uccelli traversavano l'aria cantando e il sole sorrideva alla natura ancora misera, come un gran signore entrando in una festa di povera gente.
Che bel giorno per amare, escire in vettura alla campagna e gridare: evviva! come gli eroi di Auerbach!
La marchesa giunse in piazza del Paviglione; i cavalli procedevano al passo. Molte signore passeggiavano sotto il portico in abito nuovo, almeno giudicando dalle occhiate della gente al loro passaggio, e molti giovinotti deposti i mantelli si mostravano con insistente cortesia in bella vita. Le porte delle botteghe erano spalancate e gremite di gente che si estasiava guardando le ultime novità — stile commerciale.
Il magnifico equipaggio e la magnifica marchesa furono subito un avvenimento.
Mimy, che veniva con Giorgio, arrossì vedendo la marchesa scendere quasi precipitosamente ad incontrarli. Questa dimandò al conte della sua ferita, la quale non era stata grave malgrado il brutto cadere della carrozza; però egli usciva quel giorno la prima volta. Egli le chiese della festa d'addio, e qui il dialogo facendosi fra loro vivo e spiritoso, Mimy guardò Giorgio con deferenza.
Elisa sorprese quell'occhiata e fremè visibilmente: quindi la invitò seco in carrozza.
— Mi perdonate se vi rubo la dama? disse a Giorgio.
— No, egli rispose mascherando con un sorriso il dispetto.