L'anticamera era quasi deserta.

Le due donne tacquero qualche minuto senza guardarsi. Si sentivano sopra una china: in fondo s'apriva un burrone e sovra vi era gettato uno stretto ponte; ma scendendo a precipizio si poteva non fermarvi il piede, e allora si precipitava nell'abisso — miseranda caduta! Chiunque le avesse osservate si sarebbe stupito alla trepidazione dei loro volti; ma la marchesa, forse di carattere più violento, sembrava ancora più convulsa.

— Perchè rifiutate di fuggire? Avete paura?

— Fuggire, mormorò;... e il mondo...?

— Condanni; che importa? Badate, sono le mie ultime parole: domani parto da Bologna per sempre. Vi amo troppo per sopportarvi sotto i miei occhi moglie di Carlo, poichè se ho potuto fin qui per forza di civetteria distrarlo, si stancherà dello zimbello e ritornerà vostro marito. Cercherò di dimenticarvi sicura di non riuscirvi: porterò meco il mio dolore; lontana da voi potrò almeno idealizzarvi sognando. Questa festa l'ho data unicamente per voi; aspetterò la vostra risposta prima che usciate e, se mi ricuserete, vi dico addio adesso intanto che ne ho la forza... Siate tanto felice quanto io vivrò miserabile.

E stringendole convulsivamente la mano si allontanò. Mimy la seguì collo sguardo, la vide scomparire tra la folla: il ballo era finito.

— Sempre pensierosa! le disse sorprendendola la San Marciano.

— E voi sempre sorridente.

— È un rimprovero? avete torto di mostrarvi così: vi si supporrà infelice e se ne riderà. Nella dissimulazione vi è più virtù che non si pensi.

E la trascinò seco in sala.