La vivacità era cresciuta dopo le prime danze; ognuno trovato il proprio centro vi si moveva con libertà: i vecchi, i borghesi, l'aristocrazia si mescevano in gruppi e si divertivano canzonandosi scambievolmente: le donne sorridevano ai giovanotti: si discutevano i costumi; complimenti e sangue cominciavano ad infiammarsi, spiriti e lingue si scioglievano. Le più belle avevano naturalmente più folla, le più brutte lanciavano per compenso più frizzi, ma i più acuti scattavano dalle donne che troppo mature per essere amate smaniavano d'intorbidare la fontana, che anche curvandosi non potevano più toccare.
Finalmente entrò Giorgio, cupo nel cupo costume di Amleto: scoppiò un hurrà di applausi.
— Perchè questo lutto? gli domandò con un sorriso la principessa.
— Per me.
— Imitate Carlo V: vi anticipate il lutto invece del funerale.
— V'ingannate, principessa: ho un ucciso in me stesso, e lanciò un'occhiata a Mimy.
— Perchè non lo seppellite?
— Perchè spero che risusciti.
— Un miracolo!
— Forse che le donne avrebbero cessato di farne?