— Mi amerai?

— Non lo posso, rispondeva addolcendo la voce: non lo posso, Giorgio, e voi non meritate d'essere ingannato... Ma usciamo.

— Non mi amerai? mi lascerai piuttosto morire?

— Giorgio, siate ragionevole: ma perchè vi piaccio tanto? vi sono altre donne, che valgono ben più di me!

— Taci! ruggì infiammandosi; non rendere almeno volgare il rifiuto, non mutare il pugnale in coltello. E io che ti amo tanto! Avere più fiamma nel cuore che il sole non ne abbia sulla fronte, e doverla spegnere nel sepolcro! Povera donna! se tu conoscessi il cuore che rifiuti...

Ma l'esaltazione, che pareva ammorzatasi nella tristezza, fiammeggiò ancora: si strinse violentemente il capo e con atto anche più violento scuotendolo, ne svelse un pugno di capelli. Mimy, impaurita, guardò la porta come per tentare di fuggire, ma egli che se ne accorse le sbarrò il passo.

In quel punto s'intese rumore nel gabinetto. Mimy gelò. Attesero due o tre secondi senza respiro: furono bussati due colpi alla porta.

— Siamo in casa d'altri: non facciamo scandali, si udiva susurrare la baronessa.

— Perduti! pianse Mimy accasciandosi sotto questa nuova ruina, e sarebbe caduta se Giorgio non la sorreggeva.

La situazione non poteva essere peggiore. Con un moto di belva sorpresa, Giorgio si guardò attorno per fuggire; non v'era scampo. Avventò un'orrenda bestemmia, alla quale Mimy rispose con un singulto.