— Mimy! proruppe sordamente inginocchiandosele innanzi; tanto meglio! Carlo non può assassinarci qui: dovrà battersi meco, ti prometto di ammazzarlo. Amami: non hai che me per salvarti, e ti salverò.
Mimy era fuori di sè, lo fissava con occhio istupidito non comprendendo il senso di quelle parole.
Furono bussati altri due colpi e s'intese come l'appoggiarsi di una spalla alla porta per forzare la serratura.
— Coraggio, Mimy, apro: dammi un bacio. Così inginocchiato se la prese contro il petto, indi si levò risoluto, ma ella gli si lanciò al collo e rimasero abbracciati.
Giorgio tentava di liberarsi.
— Fermatevi! udirono dietro una voce e videro la marchesa orribilmente pallida sulla soglia di un usciuolo nascosto dalla tappezzeria: si avanzò lentamente cogli occhi su Mimy.
— Uscite, le disse, e andate subito in sala a raggiungere la San Marciano, che vi salverà col suo spirito.
E accompagnò questa parola con un gesto così solenne che Giorgio ne fu colpito, e l'altra uscì macchinalmente quasi quel gesto la spingesse: però uscendo si dimenticò di chiudere l'usciuolo. Gli altri non se ne avvidero, entrambi avevano abbassata la testa.
La marchesa si riebbe prontamente, e poichè la porta era sempre violentata, accennò a Giorgio di aprirla: poi infilandogli il braccio compose il volto a una fredda alterigia. La porta cedette e Carlo, che si spingeva, restò percosso sulla soglia.
— Ci permetterete almeno di passare? gli disse la marchesa con voce stridula, schiacciandolo sotto uno sguardo di disprezzo.