Ma perchè non vi sarebbe un rimedio? Tutto fuorchè morire, fuorchè perdere la bellezza, scendere laggiù nel sepolcro così gelido e così buio... Morire, farsi fredda, brutta: l'occhio cerulo smorto che pare di vetro colorato, la bocca livida, le mani, oh! le mani del cadavere stecchite che non si possono toccare dal ribrezzo: poi essere spogliata di quello stupendo costume alla Margherita, lasciata in camicia: poi i becchini, la cassa. No era troppo giovane ancora, troppo bella per finire così...
Morire? Che ne penserebbe Elisa? Dove andrebbe questa grande infelice?
Si fermò: la marchesa non le avrebbe creduto, se le avesse spiegato il mistero di quella scena? Certamente si erano sempre stimate e nessuna di loro avrebbe mentito in simile caso; ma bisognava presentarsi, avere tanto coraggio di raccontarle ogni cosa per filo e per segno: dirle non sono morta di vergogna, perdonatemi, perchè non ho il coraggio di morire: una nuova bassezza per redimerne un'altra!
Certo la marchesa si sarebbe alzata coll'espressione del disgusto sul volto. Mimy indietreggiò: non era più una fanciulla che piegava atterrita dall'uragano, ma una pantera, che chiusa nel vallo ad ogni modo vuole uscire e spicca balzi, tenta le porte, scruta le fessure e se non urla, l'anelito glielo impedisce. Non voleva morire senza vedere Elisa, non voleva perderla. Cercò o meglio ancora le parve cercare: sarebbe corsa da lei sopra una strada selciata con frantumi di vetro se glielo avessero ordinato.
Tornò a passeggiare arrestandosi allo specchio. La candela sul tavolo non splendeva abbastanza per illuminarlo perchè potesse vedersi bene nella lastra: pensò a Giorgio. Anch'egli era in pericolo di morte per lei, sciagurato! La mamma doveva essere afflitta di essere stata invano perversa; tutti infelici quella notte, meno Carlo. Oh, per lui non esistevano certi dolori!
Il pensiero di Carlo la respinse nuovamente verso sè medesima. Vedeva la propria orribile vita, accettando di vivere una volta partita la marchesa. Era impossibile che la mamma non arrivasse ad indovinare la generosità di Elisa e a divulgarla con tutti: Carlo, che non sapeva ancora del duello di Giorgio, lo saprebbe e si stimerebbe tradito: altri scandali. Poi la mamma che entrerebbe a difenderla per inasprire la contesa, poi Giorgio innamorato e cavalleresco che guasterebbe ogni cosa; nel miglior caso, inevitabile una separazione, e allora la società la respingerebbe. Non un mezzo per liberarsi dall'amante come dal marito. Giorgio l'assedierebbe, si batterebbe per lei, la costringerebbe a riceverlo; quindi bisognerebbe fuggire da Bologna dietro un uomo innamorato, ma capace di morire oggi per lei come di piantarla domani... Poi l'abbandono, la solitudine, la degradazione dopo la vergogna... A che rattenersi sopra una tale china di ghiaccio? Così la fanciulla che aveva amato una stella, che aveva pianto sulla propria verginità, che era rimasta pura nell'adulterio, veniva mano mano infangandosi e finiva come tante sciagurate del popolo. Allora non era meglio morire?
Lo credette: ma bisognava pure risolversi, perchè la marchesa partiva domani e il domani era già arrivato. Stava per decidere di tutta la vita. Come incalzava furioso il tempo!
Sentì mancarsi il respiro, così la colse inavvertita la necessità di risolversi subito: guardò l'orologio. Le tre e mezzo; fra tre ore il giorno imbiancherebbe.
— Mio Dio! mio Dio! esclamò nascondendosi il volto nelle palme, e cadde sulle ginocchia. Nelle circostanze scabrose i fanciulli piangono, le donne pregano, gli uomini bestemmiano — tre partiti ugualmente naturali e vani. Mimy pregò, forse non sapendo chi, per qual cosa: ma la preghiera è un trionfo del sentimento sulla ragione, e si levò più calma. Aveva risoluto: tornò al tavolo e scrisse con mano febbrile:
«Signore,