Forse quella fanciulla, uccisasi per l'uomo che l'aveva ingannata, era bella e pura. Calda l'anima di amore aveva aperto le braccia al primo che passava e se lo era stretto sul cuore per comprimerne i battiti troppo violenti, ma il brutale aveva odorati i fiori, poi rotto la ghirlanda che lo legava... ed ella invece di raccoglierla di terra aveva chiuso per sempre gli occhi. La morte non era dunque così brutta, se quella fanciulla aveva osato darle il suo ultimo bacio! Adesso era morta; era sul povero lettuccio e la folla passava sghignazzando sotto le finestre; ma i pochi cuori sensibili, che l'avevano conosciuta, pensavano forse con mesto rammarico al suo infelice destino e la seguivano peregrinando collo spirito per le fantastiche regioni della immortalità...
Le batteva il cuore; il suo coraggio si era finalmente desto. Se la vita era un retaggio di sventura e bisognava trascinarla nel fango per lasciarla ad un momento segnato cadere entro una fossa fiatosa, non era meglio prenderla a due mani e arderla come un incenso al Dio del proprio cuore? Che coloro, i quali nati nel pantano non potè scordarsene, camminino sempre colla testa bassa, raccogliendovi ad uno ad uno i loro giorni, come ciottoli... e sta bene. Ma gli altri usi a camminare colla fronte levata non possono distorsi da una stella per raccogliere un sasso, nè rammaricarsi quando la strada non prosegua oltre l'ultima orma che v'impressero cadendo... Che cosa era mai morire per la marchesa se Tuda, una fanciulla volgare, era morta per Beppe?
Intanto che si esaltava in questi pensieri, don Ignazio era uscito colla messa, e le vecchie erano andate ad inginocchiarsi alla piccola balaustra dell'altare. La gente cresceva: qualcuno cominciava ad osservare quella signora seduta indivotamente, mentre tutti stavano in ginocchio. Ella se ne accorse e già infastidita dal monotono borbottio del prete, e dallo stridente rispondere del chierico, uscì. Profondamente commossa, aveva bisogno di moto e più ancora di fretta. La mattinata era splendida, il cielo azzurro, l'aria tepida dallo scirocco: poca gente girava ancora.
Mimy si affrettò. A quest'ora Carlo poteva essere alzato e Giulietta discesa ad origliare alla camera della padrona... Se Carlo la raggiungesse tuttavia per strada!
Questa paura le fece ancora più studiare il passo. Sfiancando dalle due torri scorse subito il palazzo Fantuzzi. Pochi passi e sarebbe là dentro: un nuovo tumulto di fremiti e di idee la sconvolse.
Le finestre del primo piano erano tutte aperte: così presto! Forse che lì pure non avrebbero dormito?
Mimy camminava sotto il portico, ma discendendone i pochi gradini dirimpetto al palazzo ebbe quasi a cadere; v'entrò correndo; il portinaio non la vide. Allora collo stesso impeto si lanciò per lo scalone: i capi ne erano lunghi. Anelando, ansando giunse alla porta e vi si aggrappò per reggersi in piedi tirando il cordone. La porta si aperse quasi istantaneamente.
— Ah! e Sulema rimase incantata davanti a Mimy.
Questa si fe' rossa.
— La signora marchesa... E si fermò per trarre il respiro; la confusione le impediva le parole. Non sapeva più che cosa dire, nè perchè fosse venuta.