La marchesa pure si senti vacillare nella stretta di quell'amore.
Così durarono chiacchierando, Mimy assorta nella felicità, l'altra trepidante di perderla ancora ad ogni momento. La fanciulla non si ricordava già più delle angosce della notte, nè della lunga agonia del mattino: il passato era veramente sparito. Elisa la teneva sulle ginocchia; che cosa era più tutto il resto? Nullameno la coscienza le si destava a volta a volta da quel voluttuoso languore come da un sogno, si assicurava di non sognare e tornava ad assopirsi. Allora Mimy guardava la marchesa, socchiudeva gli occhi e posandole il capo sul capo la baciava furtivamente.
A una di quelle occhiate:
— Hai pensato, Mimy, che cosa faremo?
Ella spalancò gli occhi.
— Cara bambina, non vorrai già restare a Bologna: tuo marito ti cercherebbe, sarebbe capace di rivolerti.
— Lo sfido.
— Non ti ci provare.
— Ecco, ti rispondo come mi hai risposto: parliamo di te. Tu che hai tanto ingegno mi dovresti parlare come mi scrivevi. La tua pallida fanciulla ti si è davvero intrecciata ai capelli, e vi si insinuava le dita scomponendoli, come un ramoscello spinoso, me la ricordo questa cattiva parola, ma non oserai strapparlo. Improvvisami un inno: gli uccelli li improvvisano pure al sole! scoppiò improvvisamente a dire.
— Di gioia, ma l'aquila, che sola lo ama, stride quando s'innalza verso lui. Non ti fidare alla passione che studia il ritmo. Quando essa scoppia davvero, è molto se ci resta la forza di un gemito, ma appena il vulcano cessa dall'eruzione la fantasia ritorna, raduna qualche carbone, vi soffia e ridesta in piccolo l'incendio che l'aveva fatta fuggire. Sai dove si leggono gl'inni?