— Avete torto, perchè io vi credo sempre anche quando mi trovate ridicolo. Sono in isciopero da un mese, e mi darete ragione. Conto su' miei giorni di ozio per farmi perdonare quelli nei quali lavoro. Sono uno scrittore tanto immortale!
— Disgraziato!
Ma dovettero separarsi, perchè una zia di lei, più vecchia del proprio blasone, veniva loro incontro, pedinata da un servitore dell'altro secolo.
— Il signor Ottone di Banzole.
Annunziò una graziosa cameriera. Egli s'inoltrò per un gabinetto elegante verso la contessa, che si scaldava a un buon fuoco sopra una poltrona migliore.
Si strinsero la mano, quindi sedendosi sopra uno sgabello, che trasse vicino alla poltrona, di Banzole non disse parola.
— Così, mio caro autore, siete taciturno?
— Sì: sono a Bologna da tre mesi e mi vi annoio come se vi fossi stato sempre. E voi vi siete annoiata con quello scartafaccio? disse indicandoglielo sul camino.
— Poco.
— Sul serio?