— Oh! esclamò: la risposta è profonda.
Chinò il capo e risollevandolo prontamente le appressò lo sgabello tanto da afferrarle fanciullescamente uno dei cordoni, che le scendevano sul fianco:
— Dove siamo adesso?
— Il problema non è molto difficile, qui.
— Qui in un gabinetto elegante, una signora voluttuosamente sdraiata sopra una poltrona di forma comodissima per sognare e ai suoi piedi un giovane, che per sognare non ha bisogno se non di fissarla un istante negli occhi turchini. Un magnifico candelabro di bronzo dorato illumina la scena. Ebbene, perchè non sogniamo? Sibari è ancora in piedi e noi siamo in uno dei suoi mille gabinetti. Se non abbiamo corone sul capo, i fiori ci olezzano nella fantasia e possiamo intrecciarcene. Non ho mai colto uno dei vostri fiori, ma debbono essere pure belli, se quelli che vi sorridono sulle labbra sono tanto voluttuosi.
La signora si agitò a queste ultime parole e il giovane proseguì incalzando.
— Sogniamo, contessa: è uno dei lussi più splendidi e meno costosi; mi vi abbandono spesso con passione. Guardate. Questo è un bel gabinetto e sarebbe una bella cornice per un quadro d'amore: la mia visita diviene un convegno, voi un'amante, io un artista innamorato che viene a sdraiarvisi ai piedi... scena di tutti i luoghi e di tutti i tempi. La gioventù, il lusso, la passione, il mistero... nulla manca.
— Proprio nulla? pensateci bene. Per esempio, precisando un po' più il sogno... supponete un po' di musica, un po' di cena.
Il giovane balzò vivamente in piedi.
— Contessa...