— Ascolto.
Invece di parlare tacquero: la conversazione era impossibile, ma intanto che Giorgio vi si sforzava Mimy rimaneva insensibile. Allora la prese famigliarmente per le mani e sollevandosele al volto come per osservare il ricamo al lume di luna la staccò piano piano dalla finestra, senza che opponesse resistenza — si trovarono quasi nel mezzo della camera, Giorgio al buio, Mimy sull'orlo della striscia luminosa segnata sul pavimento; avevano i volti accanto, così che allungandosi egli dubitava di baciarle la fronte o le mani, Mimy rinvenne: in quel punto un bacio ardente le cadde sulle dita e violentemente attirata barcollò sul petto di lui.
— Giorgio! balbettò resistendo.
— Non ti muovere: ho bisogno di guardarti, di toccarti, d'altronde non hai nulla a temere! aggiunse con voce più dolce. Senti, sei ancora fanciulla, sei bella, se ti vedessi ora potresti darmi ragione senza vanità, ma sei infelice. Qualche cosa ti manca al cuore, forse pure allo spirito: ma amerai.
— Io!
— Ti pare stravagante?! Carlo non poteva comprenderti; tu ti consumi alla sua ombra come un povero gelsomino soffocato da un'ellera: divori per nutrirti il tuo profumo, ma questo profumo che respirato da un altro sarebbe essenza di vita per te è di morte. Qualche volta ti ho sorpresa a guardare Carlo e nel tuo sguardo ho notato tutta la penosa meraviglia della tua anima pensando di essergli moglie. Nega se puoi. Io lo capisco, Mimy il tuo notturno...
— Il mio notturno!
— Il tuo notturno, la tua malinconia, quello che non dici a nessuno, che confessi forse appena a te medesima quando sei ben sola. Oh, ascoltami! ho bisogno di parlarti.
Quindi tenendosi sempre le sue mani al petto la traeva al divano e le sedeva di contro.
— Anch'io sono infelice: ti stupisce? fanciulla! se non distingui il sorriso dalla smorfia del sogghigno che tenta occultarsi! Se il tuo occhio azzurro così placido potesse scandagliare gli abissi della mia anima, affacciarsi un momento alle desolate solitudini del mio cuore si sbarrerebbe per raccapriccio o si velerebbe dallo spavento. Se dovessi dirti le mie disgrazie, i miei dolori non vi riuscirei: saranno bazzecole, scempiaggini, pazzie, forse tutto ciò riunito, forse nulla di tutto ciò; ma sono infelice e mi è d'uopo di una donna che mi apra le braccia e mi chiuda gli occhi col suo petto quando lo spasimo segreto infierisce. Vedi, così... e tentava di mettersi al collo le braccia di lei.