«Non lo si direbbe, eppure bisogna che Carlo sia uno sciocco per mostrarmisi addormentato così brutto e in una attitudine, che il più spiritoso caricaturista non gli consiglierebbe per perderlo. Intanto che lo guardavo inorridita si è svegliato, e mi sono prontamente rivolta perchè non prenda, come un'altra volta, la mia attonitaggine per un'estasi e me la retribuisca. Basterebbe un equivoco simile a rendere il matrimonio insopportabile. Guai se spiando vostro marito in tal momento una romantica figura vi traversa l'immaginazione! Che sarebbe più la colpa dell'adulterio? Non lo commetterò mai, perchè non mi innamorerò mai di un uomo, io già vecchia a venti anni e che morirò di una malattia che i medici non capiranno, la mancanza di aria e di amore — passerò bella e triste pel mondo come una bella nuvola pel cielo di notte. Povera Mimy, tutto è finito: sei sposa: la tua gioventù è morta: non ti resta più che la gravidanza, e avrai bevuto il calice fino alla feccia.

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«Ma il matrimonio è un contratto, Carlo diceva oggi a pranzo col presidente della Corte di appello: il matrimonio è un contratto e tutto sta nel consenso.

«Io tacevo ansiosa di comprendere questo mistero del matrimonio. Il presidente, che è religioso, negava il divorzio malgrado la maschile bruttezza di sua moglie. Coraggio di martire!

«Hanno discusso con veemenza e credo pure con dottrina, ma non ho inteso se non che il matrimonio o è un contratto o una istituzione; sempre affare di discussione fra gli uomini: per le donne non ci si pensa. Come negare, frattanto, o ammettere il divorzio senza consultare le donne, la metà degli interessati e i maggiormente?

«Basta: il matrimonio nel codice è un contratto? Non è vero, è una truffa.

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«Se suor Maria, che mi amava tanto e mi diceva: gli uomini? demoni! fosse qui, con lei direi tutto, tutto. Mi piaceva suor Maria colle gote più bianche del soggolo, gli occhi neri dolci, la bocca grande e il viso melanconico. Che bella donna se l'avessero vestita alla moda! Poveretta! laggiù nel convento chi sa quanto soffriva, ma adesso la invidio: nella sua cella è sola, libera; ha tutto il giorno e tutta la notte per sognare; che le manca? gli uomini — io ne ho uno e non avrei cuore di cederglielo... cara suor Maria, vi renderei disperata col mio triste regalo.»

Mimy interruppe le lettura e rimase meditando.

«Bice, che m'interroga sempre sulla mia tristezza, me ne ha mandato come spiegazione: Petites misères de la vie conjugale. Ho divorato il libro e non mi è piaciuto. Balzac ammette il matrimonio e ne fa la caricatura degli inconvenienti. Le sono davvero piccole miserie — e le grandi? Se il matrimonio fosse contro natura? Quando m'intendessi a scrivere e potessi dopo decidermi a gettare la mia anima al pubblico, io sì che farei un bel romanzo, per esempio — Il Romanzo di una moglie — quattordici capitoli come sono quattordici le stazioni della Via crucis.