«Lì cominciarono a spogliarmi senza che potessi nè consentire nè resistere, come un fantoccio.

«Rimasi colla camicia, gli stivalini e la corona di rose bianche, quindi mi offersero un paio di pantofole in lana di un orribile disegno: chinandomi per calzarle mi si slacciò il seno.

« — Piccino! disse la zia Agnese, e nella sua voce c'era quasi del rimprovero. Ella certo lo aveva decuplo del mio.

«Arrossii.

« — Non ti levi le calze? seguitò.

« — È meglio che le tenga, rispose la zia Matilde.

« — Sono di seta, delicate.

« — Meglio: sarà bene che le tenga per le prime ore: poi, Mimetta, mi si rivolse, te le trarrai. Gli uomini, proseguì colla zia Agnese, ne vanno pazzi e molti spingono l'esigenza fino agli stivalini; bisogna pure contentarli questi tiranni.

«Io ascoltavo attonita questa grave discussione.

«Fu deciso che andassi a letto colle calze.