« — Zia, disse la Matilde, tocca a voi accomodare il letto per la piccina: andate a fargli la piega e a dispor tutto: non vogliamo che Mimetta si fermi nella camera; se vorrà poi uscire di letto se la intenderà con Carlo.
«Ridevano.
«Cominciavo ad avere la febbre: quei preparativi m'irritavano dolorosamente, e mi sarebbe quasi parso di essere alla commedia se la coscienza non mi avesse avvertita che la protagonista era io.
« — Mimetta, mi si voltò la zia: siamo all'ultimo, coraggio! Non bisogna piangere; no, piccina mia, bisogna ritirare quelle lagrime dai begli occhioni cilestri. Adesso voltati addietro: il passato di fanciulla è passato davvero e incomincia una vita nuova — incominciala dunque bene. Non gli vuoi ancora troppo bene, e abbassava la voce per non essere udita dall'altra camera; me ne sono accorta, silenzio! Anch'io quando sposai il mio Giuseppe ero come te: ma questa di non amarlo non è una buona ragione, per mostrarti fredda con lui: anzi al contrario, perchè guai se ti sospettasse! la pace della tua vita ne sarebbe distrutta per sempre. Gli uomini tengono molto all'amore della moglie sul principio, poi si rallentano. Lascialo farti bella, lascialo fare, e se soffrirai, mostralo per averne il merito: sarà il maggiore —. Sapendo condursi si può nella prima notte conquistare la propria supremazia. Ti voglio bene io, e ti consiglio più da amica che da zia: abbi giudizio adesso se vorrai averne poco in appresso... ma no, tu sarai sempre buona, angelo mio.
«Mi baciò davvero commossa.
« — Piano con quei baci, che non senta Carlo: sarebbe capace d'ingelosirsi! interruppe la zia Agnese. Siamo pronti, sposina.
«Mi presero ognuna per un braccio. Chiusi gli occhi: sentii che entravamo nella camera, travidi un gran letto colle cortine rosse.
«Ci fermammo: eravamo sulla sponda del talamo tanto vantato nei sonetti di nozze. A sinistra, dal mio canto era già fatta la piega.
«Mi scossi come se fino allora fosse stato un sogno, quindi ciò che avevo imparato della notte mi apparve in tutta la sua grossolana realtà, così che mi sembrò quasi d'aver tutto sopportato. Egli poteva essere nel letto ad aspettarmi che la sensazione non sarebbe stata più violenta.
« — Su! esclamarono ridendo, e prima di avvedermene mi trovai seduta con una gamba lungo la sponda e l'altra penzoloni: le pantofole troppo grandi m'erano cadute.