«Dovetti levarmi per contentarle. In quella che davo l'ultimo bacio scorsi una figura fra la porta e gettai uno strido nascondendomi.
«Uscirono.
«Suor Maria non saprò mai esprimervi ciò che provai in quei momenti. Avevo la testa in subbuglio: mi fischiavano gli orecchi. Stavo rannicchiata sotto le coperte e sudavo ritirandomi in me stessa come una sensitiva: se avessi potuto impicciolirmi tanto che non mi avesse più trovata! Ma cosa parlano all'uscio? Ebbi la tentazione per un istante, di scendere ad origliare. E i famosi consigli delle zie? Ecco che viene! balbettavo nel pensiero. Ah! è questa la voluttà di un primo appuntamento con un uomo, che vantano i romanzi! Adesso dimenticavo tutte le spiegazioni della cameriera e ritornavo ingenua, ignorante, fingendomi mille cose, storpiando quelle che ancora ritenevo. Come sarà vestito? Lo vedrò, mi vorrà vedere? come mi conterrò? lasciar far tutto secondo le raccomandazioni della zia Matilde: capisco... anzi non capisco nulla. Ma come, noi che ci siamo trattati tanto freddamente per due mesi, così all'improvviso passare a una confidenza... Gli parrò bella con tutti questi ricciolini giù pel collo e col mio petto piccino? La zia Agnese, che cattiveria! Ma se mi ripetesse quella sprezzante parola: piccino!
«Udii muoversi la maniglia dell'uscio. Mio Dio! mi raccomandai.
«Non entrava alcuno; respirai.
«Che si cacci subito a letto o me ne domandi il permesso? mi pare che dovrebbe chiederlo. Povera Mimy! Ah! se fosse qui suor Maria e mi proteggesse — se dovesse entrare lei invece.
«Era lui: aveva la veste da camera: scalzo colle pantofole.
« — Hai freddo? mi disse con un mezzo sorriso vedendomi rattrapita.
«Mi stesi subito senza rispondere.
«Egli si premè contro la sponda del letto: era quasi pallido. Dio! che goffaggine...