« — Ma il mondo...

« — Il mondo, mi ha interrotto riscaldandosi, lo so, finirebbe: anzi tutto dubito se fosse un gran male — e che m'importa del mondo? che cosa è? La moltitudine è il mondo? Ebbene, abbia le sue leggi e i suoi matrimoni; però tutti non sono moltitudine, e coloro che hanno un altro mondo nell'anima, le donne che sentono sè medesime perchè accettano o peggio ancora godono di questa degradazione: la subiscano almeno, abbiano la poesia del dolore se non quella della felicità. Una volta vidi una tigre domata lambire la mano a un facchino e ne patii: ecco la donna e il marito. Ci battano, ma non ne siamo innamorate. La tigre non deve amare che la tigre; la tigre è più bella dell'uomo.

«Così parlando gli occhi le lanciavano fiamme e il viso le si era colorato. Bella e superba! Ma che discorsi! eppure ha ragione.

«Io tacevo non sapendo che fare o dire: la sua audacia mi spaventava.

« — È vostra questa rosa? proseguiva mutando discorso e tono con incredibile facilità; e m'indicava un ricamo sul seggiolino.

« — Sì.

« — Allora accettate anche questa: ha soggiunto traendosi e presentandomi una magnifica rosa bianca.

«Poi abbiamo ancora parlato non so come di cose malinconiche. Mi sono venute le lagrime agli occhi.

«Ella si è alzata vivamente guardando l'oriuolo:

« — Ho tuttavia una mezz'ora: la passo con voi: ma usciamo, scendiamo in giardino.