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«Bella e gentile, vi ringrazio. Il mazzo di bianche gardenie, che mi avete mandato stamane per ciò solo che camminando ieri al vostro braccio ne lodai la grandezza e il profumo, non è stato solo un pensiero della mente, mi lusingo, ma anche del cuore. L'avete composto voi stesso il mazzo? Il mio istinto di donna me lo dice, perchè un giardiniere vi avrebbe aggiunti altri fiori e curata più la simmetria. Queste bianche gardenie strette insieme da un cerchio di verde giranio senza arte, senza pretensione sono sublimi. Le avete colte per un pensiero improvviso e appena colte mandate, non è vero?
«Vi ringrazio.
«Ogni gardenia m'inspira una idea, mentre fiutandole insieme mi sento avvolgere il viso dal loro profumo inebriante come dalle larghe maniche del vostro abito bianco, che profumate così caramente. Ho baciato le bianche gardenie come se baciassi la vostra bianca fronte. Ah! come sareste bella vestita di un semplice manto candido, meno ampio ma tagliato sul gusto della toga romana: sopra una spalla rattenuto da una fibbia e sull'altra buttato colla negligenza di persona che mediti: i piedi nudi entro sandali pallidamente rosei, i capelli inanellati e sui capelli una gracile corona di queste gardenie... sareste così bella che tutti vi guarderebbero come una pellegrina di altri mondi smarritasi sulla terra.
«Debbo dirvelo? Il mazzo che ho baciato con tanto affetto mi ha risvegliato nell'anima un senso inesprimibile di malinconia: ho pensato alla felicità di questi poveri fiori sul loro arbusto, ai loro amori odorosi, alla loro vita aerea e così breve... e noi li tronchiamo con feroce indifferenza per ornarci il seno dei loro profumati cadaveri. Forse erano felici di vivere nel vostro piccolo giardino, di vedervi, di salutarvi come una sorella maggiore... Adesso mi paiono sorpresi di essere nelle mie mani e nel loro olezzo fiuto un non so che di doloroso. Poveri fiori! Conserverò le loro ceneri in una bell'urna e possa la nostra amicizia durare quanto esse. Perdonatemi questa malinconia forse insulsamente poetica e credete pure, che regalandomi altri fiori non mi saranno meno diletti e preziosi. Tutto ciò che viene dal vostro cuore e passa per la vostra mano mi diviene caro.
«Vi mando un ramoscello di geranio: il suo sorriso cupamente verde è ancora più melanconico che quello della gardenia candida ed appannata; il suo odore è acuto come il pungolo del desiderio, acre come il vaneggiamento della passione che spera ed attende.
«Il ramoscello non ha che le foglie adesso — credete che un giorno avrà i fiori?
«Bella e gentile, addio: no a rivederci. Posdomani sarei ben felice d'incontrarvi; eviterei così di farvi sempre visita nell'assenza di vostro marito. Lasciatevi trovare nel viale coperto di acacie che sale alla parrocchia... vi passeggeremo sole: ho tante cose da dirvi, ho tanto bisogno di stringervi la mano.
«Pensate qualche volta alla vostra
«Elisa.»