Ugo ad Anselmo
Caro Anselmo,
Di villa, 5 agosto 1871.
Soffia un vento indiavolato che scompone la campagna dalla lieta serenità: gli alberi sibilano furibondi mentre i campi di canepa ondeggiano come laghi verdeggianti. Tale tempesta col cielo sereno e l'aria secca somiglia a quelle che talora si scatenano nell'anima e la scuotono senza offuscarne la lucidezza, nè toccarne la profondità — tutto trema, ma alla superficie; il muggito delle passioni si perde in un fracasso uniforme, onde il pensiero ne è più sbattuto che impaurito. Tale bufera m'imperversa adesso nel cuore. Certo sopportai nel passato ben altri uragani, ma pochi così mi tormentarono, giacchè la maretta mi è sempre dispiaciuta più della burrasca e non ho mai provato maggiore spasimo della mediocrità del piacere e del dolore.
Forse mi esprimo male che non riescirai a comprendermi; non so meglio esprimermi. Studiando noi stessi siamo come pescatore, che da una rupe si chini sopra un limpido lago a gittarvi le reti; e vorremmo pescare il segreto che ci commuove: scorgiamo laggiù un'immagine, l'avvolgiamo, tiriamo la corda, ma l'immagine è quella del nostro volto — l'altra dell'anima è rimasta nel fondo. I più dotti psicologi non fecero mai pesca migliore, o riuscendo a decifrare qualche carattere sopra una porta si vantarono indarno di esservi entrati. L'anima chi l'ha spiata? Talora ci sale al cervello un profumo inebbriante, ma dove sorridono i fiori che lo esalano? Mistero: l'idea è un mistero per l'idea, il sentimento pel sentimento, perchè la logica che li unisce non li spiega, e la coscienza, avvertendoli, è come una strada polverosa che conserva le orme dei passeggeri, non le fisonomie.
Sono agitato, caro Anselmo, da un gran vento di collera. Sento in me lamentarsi un ferito, cui bene non distinguo se orgoglio, senso o sentimento; la mia ragione è irritata da questo dolore. Mi permetterai di sfogarmi teco confessandomi? Mi sei amico, sei curioso come filosofo: ecco due eccellenti pretesti che me lo consigliano e te lo impongono. Nella mia dell'altro ieri ti parlai di una donna sorpresa nuda allo specchio amoreggiando sè stessa e del mio progetto di sedurla, meno ancora per esserne innamorato che per distrarre la noia dolorosa del mio spirito in questo tempo. Non val meglio sfogliare un cuore mediocre che un mediocre romanzo? Ti assicuro che il pensare sempre di sè stessi è pure il triste pensiero e che colei che me ne liberasse meriterebbe davvero una riconoscenza infinita! Avevo pensato, mi ero deciso. Ebbene, caro Anselmo, sono stato respinto malgrado l'impeto della mia passione, in quel momento sincera, e la simpatia di una vecchia amicizia. Virtù! Vorrai tu dire? Ma t'inganneresti perchè Mimy non ha nulla di quel sentimento, strano volgarmente nelle donne, chiamato con tal nome e che consiste nel conservare il loro corpo solamente pel marito, mentre non lo amano; e se vuoi convincerti che Mimy non è una borghese virtuosa, io le faccio la corte, io che non la farò mai ad una donna la quale intanto che le parli di amore pensi alle pene dell'inferno o si aggiri fra i metafisici aforismi di Kant come una pescivendola fra le rovine del foro romano. Perchè dunque fui respinto? La ho vista nuda e la sua nudità era allora terribilmente lasciva...; invece calma, gelida mi guardava colle grandi pupille azzurre, inesplicabilmente curiose, mentre singhiozzavo ieri alle sue ginocchia di amore e di dolore. Oh! è uno spasimo senza nome quello di aprire in delirio le braccia per stringere la voluttà e non abbracciare invece che un cadavere; di essere lì, anelante, ai piedi di una donna, voi artista, re dei mondi ideali e dirle: t'amo, soffia il vento, partiamo sovr'esso come Paolo e Francesca di Schaeffer: t'amo divina... ed ella fredda e stupida, senza nulla comprendere e nulla sentire — e voi che dovete chiudervi colla mano la bocca per soffocare l'incendio che vi divora il petto, chiudere le orecchie per non udire le arpe dei misteriosi paradisi, chiudere gli occhi per non vedere i misteri dei dilatati orizzonti, ricadendo dall'altezza del sogno sulla strada della realtà, sicchè alla caduta vi scoppiano per aria i polmoni, vi si frantumano le membra sui ciottoli... e non morire e veder lei che vi guarda fredda, stupida, senza nulla comprendere, nulla sentire...
Sono stato respinto, ma non sono ancor vinto; anzi la guerra non fu nemmeno dichiarata. Posso quindi vantarmi di essere fra non molto vincitore — sono troppo orgoglioso per cedere, troppo gentiluomo per avere degli scrupoli — fors'anco riuscirò ad innamorarmi in qualche giorno, e allora ella stessa sarà contenta di me. So quello che tu, nobile puritano, potrai dirmi a dissuasione della impresa, ma so che sarebbe inutile e voglio risparmiartene la fatica.
Ecco la mia morale: condanna, ma ascolta.
La società è una lotta di tutti contro tutti, nella quale ognuno predica il sacrificio per farne suo pro: la moralità è una barriera mobile alzata da interessi timidi che vogliono agire nascosamente, saltata dai forti, rispettata dai deboli: tutti gli uomini s'ingannano a vicenda, le donne gli uomini: la virtù consiste nella forza, la grandezza nell'abbassamento dei vicini. La felicità di uno nasce dal dolore dell'altro, quindi odio di tutti verso tutti, necessariamente unito ad una simpatia di tutti per tutti, a cagione della nostra vita socievole e dell'interesse che rattiene l'individuo all'individuo. Al di là del mondo umano nè speranze, nè timori; e nel mondo la necessità in ognuno di impadronirsi di quanto gli giova — l'amicizia è un'alleanza, l'amore un'aderenza di forze: guai ai fiacchi! Che una donna mi piaccia, caro Anselmo, e me la prendo ed ho ragione; il marito me la contende ed ha egualmente ragione; ci battiamo ed abbiamo tuttavia ragione, e tutta la giustizia sta in questo, che qualunque sia il risultato della lotta il vincitore acquista il possesso, non un diritto sull'oggetto conquistato — la lotta può sempre ricominciare, sempre giusta, sempre uguale la ragione nei combattenti.
Mimy è bella, dunque cerco di impadronirmene, libera di resistermi, se ne ha la forza morale: Carlo suo marito non saprà nulla per legge di guerra, e se per caso lo saprà, a noi due la battaglia, e guai al vinto!