Che cosa mi ha fatto quest'uomo perchè lo assassini nell'anima e nella discendenza? divise meco le sue prime gioie, i suoi primi dolori: mi giovò di consigli, mi confortò di sollecitudini... non importa: lo tratterò peggio del mio nemico, chiudendolo, se mi scopra, in questo dilemma, o suicidarsi o uccidere l'amico, la moglie, la madre de' suoi bambini. È un'infamia? Eppure tutti la commettono inebriandovisi, e io come gli altri — perchè? Domanda al pesco perchè il succo de' suoi frutti sia tanto delizioso e quello delle sue foglie tanto mortale: se ti risponde, faccio altrettanto. Solo posso dirti che l'amore dell'adultera è il più bello, perchè il più appassionato: l'ingiuria fatta all'amico vi rende più care le carezze, il peccato punzecchia il desiderio, il delitto profuma la voluttà; sentite che toccando quella mano accettate la vostra sentenza di morte, e il brivido della paura mescendosi a quello della concupiscenza, raddoppia la scossa nervosa. Per sedurre questa donna quanta fatica, quanti dolori, quanti pericoli! Ho lottato con me stesso, con lei, col marito: ho calpestato la confidenza, la gratitudine; legato dalle catene dei costumi e delle leggi, le ho spezzate lanciando a Dio e alla società il guanto del duello. Adesso striscio come il serpente, domani mi batterò come un leone; adesso la mia arma è il sorriso, quando vorrete le pistole... e a te, donna, depongo ai piedi le catene rotte, il cuore lacerato, la mente ribelle: Due Giuda, il nostro bacio è il prezzo del nostro tradimento, prezzo inestimabile: due maledetti ci stringiamo seno contro seno, e la folgore, che ci brontola sul capo, stringe più forte il nostro amplesso. Oh! coraggio, donna: bastiamo a noi stessi. Senti come è dolce l'olezzo di questo fiore sepolcrale? rifugiati pure nel mio cuore — ma credi che vi saresti penetrata così avanti, se il rimorso non ti incalzava?
Ecco il linguaggio dell'adulterio, stupendo connubio della lirica colla drammatica.
Mi ripeto ancora; amo l'adultera.
Vedi, il matrimonio e la vecchiezza si rassomigliano spaventosamente. Sulla soglia di questa si fermano speranze e sogni, sulla soglia di quello si ferma l'amore come un ateo alla porta di una chiesa. Lì seduto pensa alla fanciulla rapitagli e si consuma nel rammarico. Come sei bello nel tuo dolore e nella tua fantasticaggine! O superbo mendico, ateo sublime, io ti saluto.
E saluto te pure, Anselmo.
9 agosto.
Mimy è lievemente ammalata. Ieri quando giunsi al suo casino il sole tramontava. Le finestre erano chiuse, sul prato nessuno. Mi fermai a guardare il sole e mi sovvennero le parole di Moor, commoventi di mesta grandezza: — Così cade un eroe! — Quando ero fanciullo il mio pensiero fu di nascere e di morire come il sole. Un pensiero di fanciullo! — Pensiero di re, Moor, e io l'ebbi teco. Ma pur, di coloro che splendettero nel meriggio, quanti ebbero un tramonto come il sole? Un imperatore romano, mediocre in tutto fuori che nell'orgoglio, si levò moribondo da letto: un re muore in piedi! Menzogna. La vecchiaia deturpa l'eroismo e la gloria: ci spegniamo nebbiosi invece di tramontare. Vivere e morire come il sole, ecco un destino! Prorompere splendido al mattino, abbagliare nel meriggio, e al vespero gettarsi sul capo un lembo della clamide e lento, lento, come il leone ripara all'antro, allontanarsi nell'infinito...
Nell'andito incontrai Carlo, che mi domandò subito della marchesa.
— Dove è Mimy? lo interruppi.
— A letto, non si sente bene.