— Leggi: è della marchesa. Ho riconosciuto il carattere. Indi con ansia mal dissimulata: non c'è niente per noi?
— Leggete; e gli tendeva la carta.
Erano poche parole: «Se domani sul vespro passassi dal vostro casino colla carrozza, potrei sperare che mi accompagnereste? Faremo qualche giro per la campagna; sono sicura che ci divertiremo: siate tanto amabile.»
— Andrete colla marchesa? le ho chiesto con malumore.
— Quando non vi dispiaccia.
— E per me ci sarà un posto? dimandava Carlo.
— Potrebbe darsi, ma il biglietto non ne parla; e un sorriso, che mi è parso di trionfo, le ha sfiorato le labbra.
Povero Carlo! se non innamora la marchesa, sua moglie non è certo innamorata.
Adesso che ti ho dipinta la scena ti manderei quasi la romanza, che ho scritta per Mimy appena ritornato e che le manderò dimani. È in versetti biblici, la forma di Michiewitz, il grande polacco, ma non mi piace, e ti risparmio. Non so che cosa mi pagassi in questo momento perchè la romanza fosse degna di Musset e per dirle: Mimy, ti getto un fiore immortale, dammi un bacio. Invece le regalerò un fiore di zucca.
Un'ora sola, Anselmo, un'ora sola di genio e acconsento a gettarmi dalla finestra. Si è paragonata la vita a molte cose, a un grido, a un pellegrinaggio, a un'ombra, a una foglia, ma nessuna immagine è forse più giusta di quella di un naufragio. Non m'importa di morire, ma vorrei chiudere un foglio con pochi versi entro un'ampolla, e lanciarlo in mare prima di affogare: l'ampolla sarebbe raccolta da altre imbarcazioni e quando i vascelli non solcassero più l'oceano, vi errerebbe eternamente, conchiglia immortale di perla divina. Ad altri di me più forti la gloria affannosa dei grandi poemi, dei segreti carpiti alla natura, delle leggi adagiate nella società: mi basta un nonnulla, una novella, una romanza, un cartone; la dimensione non monta, purchè il genio l'abbia toccato... Ma ritorniamo a Mimy.