Le fucilazioni di Ugo Bassi e di Ciceruacchio eseguite dai tedeschi potevano ipocritamente spiegarsi come ultimi fatti di guerra dolorosi, ma impossibili a impedirsi dal Pontefice nel trambusto di un ritorno angustiato da troppe occupazioni straniere. Se la sua regia autorità ne restava compromessa, il suo carattere di alleato all'Austria attenuava l'impressione di un'ingiuria solamente formale.

Con Don Giovanni non era così.

Egli non aveva predicato, non prese le armi, giacchè l'impresa delle Balze era passata inosservata, non capitanato insurrezioni di piazza, non scritto, non affermato eresie. La sua condotta era esemplare, la sua opera patriottica da tutti conosciuta ed apprezzata. Non un grido era sfuggito alla sua coscienza di cattolico contro il Pontefice come capo supremo della Chiesa, ma non una preghiera era salita dalle sue labbra per il Papa re di Roma. Non si ostentava, non si nascondeva. Tutto il suo passato parlava per lui, i suoi sentimenti rivelavano le sue idee, le sue parole erano calme come la sua coscienza, limpide come la sua vita.

Appena salvato Garibaldi ne aveva ringraziato Dio con una Messa: la sua benedizione di quel giorno ai pochi popolani che vi assistevano, aveva raggiunto il grande fuggiasco forse in atto di salpare da Talamone.

Che i venti e le acque ti sieno propizie!

Da Roma, da tutte le altre chiese invece salivano invocazioni a Dio per il trionfo del Pontefice e l'esterminio dei suoi nemici.

Il popolo era perplesso.

Don Giovanni aveva conciliato in sè medesimo con un processo lento ed inconscio quanto si contraddiceva tempestando nell'anima del popolo. La formula cercata indarno dai grandi filosofi cristiani per accordare la libertà del pensiero coll'assolutismo della religione, e la tradizione di Roma colla universalità della storia, egli l'aveva trovata nella semplicità della propria coscienza tutta piena di una idea morale, che riuniva dominandole l'idea metafisica e l'idea storica. Senza saperlo, Don Giovanni riduceva tutta la religione a una moralità illuminata dalla rivelazione e sorvegliata da Dio; le forme esistenti della religione non lo disturbavano e non lo esaltavano; potevano durare o cessare, nate pel costume e nel costume viventi: Dio e la religione non erano lì, ma potevano anche esservi, perchè nessuna forma era loro necessaria o nociva.

Il popolo, che voleva credere sicuro e sentendo le forme della propria religione ormai vuote si ricusava nullameno a mutarle, era tutto riassunto in questa coscienza di prete, che accordava la fede più salda in Dio alla indifferenza più abitudinaria e indulgente del culto, l'amore di ogni tradizione religiosa colla passione di tutti i nuovi ideali politici.

Salvando Garibaldi legittimo difensore della repubblica romana contro tutta l'Europa, non aveva rinunciato a salvare Pio IX, se la rivoluzione invece di sopprimere in lui il re avesse voluto degradare il pontefice.