E il popolo, che sentiva confusamente tutto questo, guardava a Don
Giovanni aspettando in lui la soluzione del proprio problema.
Che cosa direbbe Roma?
Roma tacque.
Certo in Vaticano il problema fu lungamente discusso; i più feroci ultramontani avrebbero voluto l'imprigionamento e la condanna di Don Giovanni, ma la maggioranza dei consiglieri più profonda e più abile vi si ricusò.
Don Giovanni non si poteva accusare. Nella sua come nella coscienza del popolo l'aver salvato Garibaldi implicava negazione del potere temporale, e nullameno era impossibile formulare l'accusa sopra questo fatto, che morale e religione assolvevano. Garibaldi vinto diventava sacro come nemico, e quel prete abbastanza grande di cuore per capirlo avrebbe avuto Cristo a difenderlo contro tutti coloro che volessero rimproverarglielo. Roma, che aveva fatto decretare nel Concilio di Trento l'anatema a tutti coloro che non credessero alla necessità del potere temporale per la Chiesa, si trovava nella impossibilità di applicare la condanna: la contraddizione fra l'idea cristiana e lo spirito del papato l'impediva. La morte di Garibaldi, legittima nel concetto politico di Roma, diventava colpevole nella morale del Vangelo, secondo la quale il nemico deve essere più diletto del fratello; assurda, quando impedita dall'opera di un qualunque salvatore, si volesse astrattamente ottenerla nella condanna di questo.
Si poteva chiedere a Don Giovanni, se proteggendo la fuga di Garibaldi distruggitore del papato avesse inteso di approvarlo, ma Don Giovanni avrebbe risposto di sì, e allora il problema si complicava. O Roma gli permetteva questo dissenso, e Garibaldi aveva ragione; o glielo negava e la morte invocata contro di lui, inflitta a Ciceruacchio e a Ugo Bassi, doveva colpire Don Giovanni. Se il potere temporale è necessario alla Chiesa, questa deve conservarlo a qualunque costo, perchè nulla per una religione vale quanto sè medesima.
Ma il supplizio di un prete, docile a tutti gl'insegnamenti cristiani e mondo d'eresie, diventava pericoloso. Tutto il popolo, che non aveva potuto seguire i filosofi riformatori del cattolicismo, sarebbe stato con lui; bisognava anatemizzare la maggior parte dei cattolici e tener duro e ricusar loro l'ingresso nelle chiese, dannarli nell'agonia se non mutavano opinione. Era impossibile. Il potere temporale, forma storica del cristianesimo, non poteva prevalere sui dogmi essenziali; nessuna coscienza cristiana accetterebbe di non essere più tale solo per non credere alla sovranità politica del Pontefice. Già Roma aveva più volte tentato simili esperimenti e v'era sempre fallita. A ogni privilegio mondano annullato dai governi, aveva protestato scomunicandoli, ma il privilegio non era risorto e Roma aveva ritirato le scomuniche. Così era accaduto per le immunità, per le investiture, per le decime e ultimamente nell'impero napoleonico per la vendita dei beni ecclesiastici; i compratori erano stati maledetti, ma il congresso di Vienna aveva mantenuto le vendite e Roma aveva cassato le maledizioni.
L'idea cristiana era più forte del papato.
Adesso toccava al potere temporale. Uno dei due termini del dilemma presso a risolversi doveva rompersi: i vangeli sarebbero stati più forti delle costituzioni ecclesiastiche. Roma lo sentì, e non osò affrontare Don Giovanni e non potè circuirlo. L'ignoranza del prete montanaro giovò più dell'eloquenza del Lammenais e della filosofia del Gioberti.
Poichè le religioni sono un pensiero del cuore, uomini semplici le fondarono e le salvarono nelle mutazioni della storia, mentre i grandi filosofi non riuscirono mai nè a stabilirle nè ad abbatterle. Il popolo solo, che le produce in sè stesso, è infallibile decidendo sovra qualche loro punto, ma il popolo aveva da un pezzo abbandonato il papa nella sua querela di re. La stessa fuga di Pio IX da Roma al primo pericolo di guerra era stata una abdicazione, giacchè i re non possono fuggire se prima i sudditi non li abbiano disertati. Egli medesimo non credeva quindi al potere temporale appellandosi agli stranieri piuttosto che al popolo e violando un'altra volta la storia italiana.