—Sai che cosa mi è risultato dalla lettura attenta dell'opera del Villari? Mi pare di aver sempre vissuto con Macchiavelli e di non averlo capito.

—Ah! ho esclamato.

—Che te ne sembra?

—La stessa impressione che ne ho ricevuto io. L'opera del Villari ha tutti i pregi e i difetti della scuola positivista alla quale appartiene. La vita dell'uomo non può mai spiegare interamente la vita del pensatore e dell'artista, come il quadro del tempo non rivela mai tutto il mistero dell'individuo. Il Taine, ben più potente del Villari, nella storia della letteratura inglese, servendosi dello stesso metodo, ha fallito in faccia a Shakespeare tentando di ricostruirlo. Ricostruire, ecco il motto della scuola positivista; Michelet invece aveva detto: la storia è una resurrezione. Hai letto lo Shakespeare di Victor Hugo? No, non importa. Victor Hugo falsa Shakespeare col proprio riflesso, ma penetra nella sua anima. Taine riunisce con dotta e sicura analisi tutte le sue opere, come un anatomico riunirebbe saldandole con fili di ottone le sue ossa, per dirvi: questo è Shakespeare.

—E non sarebbe che il suo cadavere.

Un gruppo di amici è sopravvenuto deviando la nostra conversazione.

—Studii? mi ha chiesto Fossa.

—No.

—Scrivi?

—Nemmeno.