—Non lo credo: è un pretesto per non dirci a che cosa lavori o per non mostrarcelo. Macchiavelli! ha soggiunto pigliando dal tavolo lo stesso volume preso da Berti. Sentiamo, sentite, si è rivolto con scherzosa ironia agli amici: che cosa pensi tu del Macchiavelli?
—O del Villari? ho risposto barattando un'occhiata col Berti.
—Che m'importa del Villari! Il giudizio di un giudizio è come il racconto di un racconto, il secondo è sempre peggiore del primo; non vi è che il terzo che essendo addirittura insopportabile ci possa consolare dell'averli ascoltati tutte due. Dimmi tu, piuttosto, che cosa pensi del Macchiavelli. Io non l'ho mai letto, ma l'ho visto nel mio viaggio a Firenze, in Santa Croce: mi è parso una vecchia testina di monello intelligente. Intelligente e monello lo era di certo, ma forse qualcos'altro ancora. Che cosa pensi tu del Macchiavelli?
L'insistenza di questa domanda cominciava a turbarmi.
—Napoleone avrebbe già risposto, ha replicato Fossa sorridendo al sorriso degli amici, coi quali a ogni proposito cita sempre Napoleone I.
—E Napoleone I avrebbe risposto in due parole? ha interrotto Berti.
—Già! e una sarebbe di più se ogni fatto non è che un'idea.
—Ohè! filosofo….
—E Napoleone avrebbe detto giusto?
—Già.