Mentre nella camera francese gli oratori succedevano agli oratori d'ambo i lati allungando magnificamente la serie dei discorsi come un torneo letterario, nel quale i campioni giostravano con tutte le armi vecchie e nuove, improvvisamente un gruppo di destra mosse incontro alla grossa falange socialista e urtò il ministero con una votazione formidabile e nonpertanto inefficace.

Il ministero, per larvare l'illiberale insidia del proprio disegno, voleva che quasi tutte le associazioni per costituirsi e per mantenersi dovessero chiederne il permesso allo stato: si capiva fin troppo bene che nella pratica del governo i circoli socialisti non avrebbero avuto nulla a temere da una simile disposizione, ma l'istinto della logica e della passione, che non può quasi mai sottomettersi alle effimere necessità della schermaglia parlamentare, esplose nella discussione, e i socialisti proposero che solamente le congregazioni religiose dovessero umiliare così il diritto della propria vita.

Quindi la legge mutava indole: dalla difesa della repubblica passava rapidamente, violentemente, alla persecuzione religiosa, rinnovando odii sopiti da secoli, solleticando rancori recenti ed ingiustificabili, dividendo nuovamente i cittadini per ordine di sentimenti e di idee ultramondane.

E la destra, per compromettere il governo, votò coi socialisti questo editto di proscrizione.

Certamente il governo della repubblica aveva bisogno di alzare qualche valido baluardo contro gli approcci sempre più minacciosi e le mine sotterranee, che molte congregazioni religiose scavavano con passionata perseveranza sotto le sue fondamenta. Non mai forse nella lunga storia civile di Francia l'opera dei conventi fu con più largo proposito e con maggiore efficacia di mezzi diretta a rovesciare un governo; e la guerra era cominciata all'indomani di Sédan, mentre i campi della Sciampagna fumavano ancora di strage guerriera e per le vie di Parigi le fiamme del petrolio asciugavano le pozzanghere del sangue.

Il clero, che aveva regnato con tanta preponderanza sul secondo impero napoleonico, sentì nel proprio istinto che dalla nuova repubblica non avrebbe potuto pretendere simile privilegio, e sapendo la Francia monarchica nelle abitudini mentali e sentimentali, malgrado tutte le effervescenze repubblicane, intese al riparo.

La repubblica infatti avrebbe dovuto lottare lungamente per fondersi, giacchè mancava ad essa una tradizione conciliante e gloriosa. La Convenzione atterriva ancora le anime coi ricordi tragici del suo avvento simile ad una bufera di sangue e di fango, che aveva tutto rovesciato struggendo e fecondando, contrapponendo la Francia a sè medesima e al mondo, in un miracolo pauroso e sublime, inintelligibile e breve, dal quale era uscito un impero militare più alto e violento dell'antica monarchia.

Certamente la Convenzione era una gloria francese, ma aveva troppo somigliato ad un cataclisma perchè da essa una tradizione repubblicana potesse formarsi. E l'esperimento del '48, simile ad un intermezzo di operetta, finiva alle giornate di Cavaignac, nelle quali ricominciava già un altro impero napoleonico.

Le congregazioni religiose di Francia non credettero alla vitalità della terza repubblica.

Quindi colla paziente tenacia dello spirito conventuale si accinsero a filarle il capestro, perchè mancava come sempre a questo spirito quel senso segreto e così poco definibile della progressione storica. Chiuso nei propri dogmi, superbo di una tradizione conquistatrice non mai arrestata, rotto a tutte le difficoltà della propaganda, pratico dei costumi, al centro degli interessi, padrone delle coscienze, non credette alla marcia fatale dell'idea democratica.