Mentre il clero regolare inchinava lentamente verso la repubblica, i conventi si mutarono in rocche o in accampamenti muniti contro di essa: e sospinsero gli attacchi.
Nel mondo moderno ogni battaglia si compie col danaro, ed essi arricchirono tosto, inverosimilmente: la democrazia bandiva al popolo la necessità di rinnovare in una nuova coltura la propria coscienza, ed essi moltiplicarono scuole, collegi, educandati, arrolarono professori, irreggimentarono scolari; l'esercito doveva essere il grande presidio, l'espressione armata del suffragio universale, ed essi penetrarono nell'esercito, vi riassunsero la tradizione monarchica, vi riaccesero gli orgogli aristocratici e l'ingenua fede regia.
Poi, diventati più audaci nella lotta, soffiarono nell'antisemitismo, tentando di organizzare una finanza cattolica contro la finanza israelita: si impadronirono della stampa, signoreggiarono le elezioni e, giovandosi dello spauracchio socialista, chiamarono a raccolta tutte le coscienze timorate e timorose, conservatrici e reazionarie.
Ma questa opera, certamente meravigliosa nella sua rapida molteplicità, aveva lo stesso difetto alla base e al vertice: in quella mancava la monarchia, su questo il monarca: le congregazioni non avevano potuto nel proprio impeto trascinare tutto l'altro clero, e la repubblica rimaneva invincibile nella Francia, perchè la monarchia vi era morta e nessuna figura regale vi appariva vivente.
Allora la guerra peggiorò: la tragedia Dreyfus impose a tutti i partiti di gettare la maschera, bisognò essere francamente per la repubblica o contro di essa; i conventi si proclamarono superbamente nemici, e Leone XIII si pose pacificatore fra essi e il governo.
Come sempre, la tradizione cattolica di Roma si rivelava più profonda e sicura di ogni altra.
Era impossibile che il governo repubblicano, uscendo vittorioso da questa lotta, non tentasse contro le congregazioni religiose una qualche rappresaglia, e Waldek-Rousseau, dopo Casimir Perier il miglior parlamentare di Francia, era forse l'uomo più adatto a non sbagliarne la portata e il momento. Infatti, isolando abilmente le congregazioni dall'altro clero e coprendo l'incameramento dei loro beni col magnifico disegno di una cassa nazionale per gli invalidi del lavoro, egli aveva posto la questione sopra un buon terreno colla legittima lusinga di non offendere troppo la coscienza cattolica francese.
Ma la logica della passione e dell'istinto supera sempre ogni dialettica, ed ecco la posizione del governo invertita: una legge di difesa si muta in una legge di proscrizione, la minaccia socialista richiama alla memoria le paure della prima grande rivoluzione, i conventi sono condannati, qualunque associazione religiosa diviene sospetta e perde il diritto nella legge.
La destra, unendosi ai socialisti nella violenza, volle certamente spingere il governo nell'assurdo per meglio ridurlo all'impotenza, ma la coscienza pubblica non intenderà facilmente il beneficio di una simile manovra.
Così molti anni or sono i conservatori d'Italia, per impedire l'allargamento proposto da Depretis nell'elettorato politico, arrivarono sino ad invocare il suffragio universale, sperando ingannevolmente di dominarlo.