Ma i conservatori francesi si troveranno invece, come la repubblica, in opposizione coll'idea liberale e colla tradizione religiosa; la persecuzione gioverà ai conventi anche per gli infrenabili eccessi che i socialisti commetteranno al sicuro nella nuova legge.
Già in molte città sindaci socialisti proibiscono ai sacerdoti di vestire la tonaca, il municipio di Parigi toglieva non ha guari dai manuali di scuola il nome dì Dio, e una propaganda atea, furiosa e villana, inetta e dissolvente, si vanta di arrestare ogni sviluppo, di cancellare ogni traccia religiosa sulla terra francese.
In Francia, come in Italia, il partito conservatore ha ripetuto gli stessi errori: là non volle essere repubblicano, qua francamente liberale per resistere all'onda impura, che i demagoghi sollevano dalla democrazia: in ambo i paesi, egualmente costretti ad accattare la vita in parlamento e fuori del parlamento, i governi non sanno più avere la sicurezza di un programma e di un partito; vivono d'espedienti, sminuzzano le idee, frantumano i caratteri, tradiscono sè stessi prima ancora della patria.
Eppure non mancano esempi stupendamente superbi: in quale epoca, presso quale popolo si vide mai più bella, ascendente continuità che nell'impero prussiano da Bismarck a Bülow?
Anche nell'infelice guerra contro i boeri l'Inghilterra non appare ancora come fusa nel bronzo della propria politica imperiale?
E l'Italia?
11 febbraio 1901.
I RIBELLI DELLA FEDE
Sono essi veramente tali?
Da circa un mese il telegrafo segnala ogni giorno piccole vampe e fumacchi d'insurrezioni per tutte le terre di Francia. Un dolore solleva le anime, un odio nuovo esaspera le coscienze offese nelle più oscure profondità, ove la vita comincia e finisce dentro lo stesso mistero. E come nei secoli lontani, quando l'idea religiosa conteneva ancora tutto l'intelletto civile, si veggono i più ingenui e i più timidi, i contadini e le donne levarsi armati di querele e di armi domestiche a minacciare i nuovi nemici della loro fede e a difenderne gli inermi difensori.