Che cosa è egli più dinanzi al Mikado?
Dove, in chi, resta l'anima dell'impero russo?
Tolstoi non potrebbe rispondere: vicino alla pace della tomba, da troppo tempo egli la chiama sul mondo.
Siamo alle ultime battute del grande prologo: Nippon banzai!
Il Giappone ha vinto; salutiamo cortesemente pensando: a domani.
17 giugno 1905.
JANUA MORTIS
Ancora, ancora!
Alla negra porta ombre scettrate e ombre illustri arrivano da gran tempo con un segno speciale, e passano come da un mistero ad un altro più profondo, mentre un clamore lungo e sinistro si diffonde per l'impero percosso da una bufera di tenebre e di lampi. E nessuno, forse, da Alessandro II al granduca Sergio, seppe bene il perchè della propria morte, quantunque la tragedia rivoluzionaria la urlasse a tutti i venti in uno spasimo superbo di dolore e di vittoria. Quei morti erano davvero colpevoli? Avrebbero potuto concedere, traendolo dalla propria volontà come da uno scrigno, quanto il pensiero impaziente dei ribelli chiedeva come un diritto già inteso, e quindi violato da qualunque ritardo di riconoscimento?
Purtroppo è facile rispondere: no.