Quando Wagner, ingannando ed ingannandosi, per trasportare il dramma nell'orchestra riduceva il cantante a non esserne più che un istrumento, il mondo applaudiva Wagner e decuplicava le paghe ai più illustri tenori, pagando in perle e in diamanti i soprani, ai quali popoli e re s'inchinavano; i teatri soltanto erano convegni davvero pubblici, mentre accademie ed esposizioni apparivano, quali erano, avanzi di scuole e preparazioni di mercati. Nel secolo decimonono la Patti ha regnato meglio di qualunque imperatrice, e Masini passò nella luce abbacinante di un lungo trionfo, dietro al quale, oggi ancora, palpitano le più intense memorie, risorgono le illusioni dei cuori invecchiati e delle fantasie deserte.

Soltanto la voce umana ha questo potere misterioso di darci al tempo stesso l'oblio ed il sogno; nessun istrumento dal petto di legno o dalla gola di metallo, solitario o sostenuto da altri, può, come la voce umana, rivelare le ineffabili emozioni della nostra anima, sollevandoci nel mistero superiore alla nostra vita, o tuffandoci negli abissi, dai quali il pensiero si ritrae o risale muto. Oggi ancora che le paghe dei cantanti gloriosi sono così diminuite, nessuna assemblea orchestrale è pagata come un tenore: perchè? Voi ascoltate attentamente un'orchestra, e sognate invece dietro la voce di un tenore. E non il suo talento di attore, quasi sempre fin troppo scarso, non la perfezione tecnica della sua gola, agiscono sul vostro spirito destandone i sogni, che s'involano lungi tra ombre e trasparenze, tra fantasmi e simboli, tra brividi di stelle e di lagrime, ma è la sua voce soltanto, che desta echi misteriosi nel nostro cuore; è il suo accento che ci scuote coi brividi dell'inesprimibile; è la sfumatura di una sua sillaba, forse di una vocale, che ci avvolge e ci rapisce, dentro un velo di luce o di ombra, lungi dalla vita che opera, nella vita che sogna, lontano e in alto, dove le stelle ascoltano guardando e le preghiere salgono più lievi che l'aroma dei fiori.

E voi avete sognato. Chi era quel tenore? Che importa saperlo, se egli stesso non sa il proprio potere e probabilmente lo suppone in qualche abilità acquisita collo studio? Chi era il personaggio del quale portava i panni ed il nome nella falsità inutile ed inconsolabile di un melodramma? A che pro chiederlo? La musica non può avere drammi, perchè è soltanto la lirica della lirica, la voce, il canto impersonale ed universale dello spirito.

Adesso il pubblico sembra tornare verso l'arte antica, dopo tanto bizantineggiare di teoriche musicali, attratto dalla nostalgia del canto, e il pubblico ha ragione.

Morire, dormire... sognare, forse, dice Amleto: sognare, sognare soprattutto, ecco la misericordia della musica verso di noi: ecco la gloria del cantante, che colla sua voce aduna i sogni e li solleva dall'anima della gente.

E anch'io ho sognato ieri sera nel piccolo teatro della mia città, ascoltando Masini forse per l'ultima volta.

Era un sogno soltanto? Ebbene, sarà stato breve, incerto come tutti i sogni. Quella voce talvolta non pare più la stessa, giacchè qualche cosa si ruppe recentemente nell'anima dell'artista e il suo cuore si lacerò: adesso egli è più solo nella vita. Ma canta sempre. La sua dizione, il suo accento, la sua voce ripetono l'antico incanto: le nostre memorie risuscitano, ci sentiamo nel passato, superbi, vibranti; egli è ancora l'incantatore delle anime, preso anch'esso come noi nell'incantesimo, e non sa più sè stesso.

Può quindi bastare un tremito a dissipare il bel sogno, un velo che gli ondeggi sul cuore, una lagrima che sia rimasta sopra una parola; e qualche cosa ci trema dentro come in un brivido d'incertezza, in un dubbio breve di noi e di lui, quasi nell'angoscia di un risveglio: ma una sillaba squilla improvvisamente superba, un gruppo di note si effonde trionfale in una invocazione, e il sogno prosegue nell'incanto dietro l'incantatore.

L'arte è così, niente altro che un sogno.

Insino a qual giorno canterà Masini?