E io penso al vinto, al cardinale Rampolla principe di Tindaro, entrato quasi papa nel conclave e uscitone meno che cardinale.

Egli aveva voluto la tiara, con lunga, muta, tragica passione: il suo volto ne portava già le tracce, e adesso non ne perderà più le stigmate. Per venti anni egli si era quasi annullato dietro Leone XIII, al quale prestava tutto, dal pensiero all'accento: aveva regnato e governato fra una lotta senza requie e senza pietà, preparando nell'ascensione del papato la propria elezione a pontefice.

La sua misura era apparsa ammirabile ai più diversi politici e ai più rudi avversarii: chiuso nella propria idea come in una rocca, vi teneva prigioniera la propria ambizione e vi accumulava tutte le armi: odiato sapeva odiare senza colpire, eleggere un amico in un cliente, accettare nell'alleato il nemico.

Egli era un forte, dei pochissimi, nei quali l'ambizione diventa castità anche nel pensiero.

Dopo Waldek-Rousseau, il più temibile parlamentare d'Europa, sopportò Combes e la violenza aggressiva, stonata, tonante della sua persecuzione, senza che una parola o un atto tradissero in lui il rancore del prete, o l'impazienza dell'avversario. Non voleva perdere la Francia nel conclave, e non la perdette. Invece perdette il papato.

E sarà stata tragicamente bella questa suprema battaglia fra il novizio e il veterano, il contadino e il principe, l'aristocratico dell'ingegno e il democratico nel carattere, fra Rampolla e Sarto: un candidato, che non poteva vincere perchè troppo temuto prima, un elettore che doveva essere eletto appunto perchè era soltanto un elettore.

Ma i giornali, che hanno inventato a quest'ora tante parole dialettali per comporre i lineamenti psicologici del nuovo papa, non poterono, nè prima nè poi, sfondare il silenzio del cardinale non più segretario. Quel silenzio, come il suo volto, aveva la cupa impenetrabilità del bronzo.

Ed egli tace ancora.

Domani forse, se muoia quel nonagenario arcivescovo di Palermo, che nemmeno per l'infermità degli anni potè recarsi al conclave, lo manderanno là per non vedere la sua ombra, per non sentire il suo silenzio.

Altri occuperà quel seggio, che egli tenne con tacito onore venti anni: non importa: i vinti debbono tacere. E adesso è solo.