Questi rifiuti indefinibili nella forma e nel colore sono i più difficili alle investigazioni della scienza e dell'arte; se ne veggono in tutte le classi e in tutte le strade, non commuovono quasi mai la pietà. La gente passa oltre. Dove, come finiscono i vecchi soldati, i vecchi comici, tutti coloro che non ebbero nè casa, nè famiglia, e non poterono uscire mai dal loro mestiere?

Dove vanno tutti gli erranti?

Certamente questo degli scagnozzi è un tema, che a Roma tutti veggono e forse nessuno conosce bene: nei tempi andati Roma era la grande città sacra e parassita: il clero ne dominava tutta la vita, nel clero quindi tutte le forme di vita erano possibili. Oggi, invece, non più. Ma nuova guerra, cui la milizia sacerdotale si prepara, impone altre necessità di sostanza e di apparenza: la clientela povera, ignorante, oziosa, famelica degli scagnozzi impaccia e disonora: il motteggio degli increduli vi troverebbe troppi eccellenti motivi, la critica istintiva delle masse troppe dolorose ragioni.

Pio X lo sentì e tentò provvedere con un atto insufficiente di polizia: invece gli scagnozzi resteranno per la forza stessa dello scandalo temuto. Il loro carattere indelebile di sacerdoti li pone invincibili anche dinanzi al papa: la loro miseria, magari troppo spesso meritata, rivela nella Chiesa altre piaghe. Se domani si compia intera la riconciliazione politica del clero collo stato, il lusso e la pompa esteriore dei grandi gerarchi renderà più visibile la grottesca povertà di questi paria senza donne e senza figli, i due dolori che forse rendono sopportabili tutti gli altri.

E si dovrà provvedere.

Come?

I rigori disciplinari non bastano contro chi non è più oramai nelle file e non si può espellere dal grembo della Chiesa: bisogna piuttosto che la carità intervenga, raccogliendo e consolando al solito tutti e tutto ciò che la vita respinge. La carità è la più bella fra le virtù cristiane: ma è davvero la più attiva virtù del clero?

12 ottobre 1905.

IV TRAGEDIA REGALE

IL TRIONFO DELLA MORTE