Poi egli morì, e i giovani lo dimenticarono.
Altre brame, altre speranze pullulavano e urlavano su per le piazze: un'altra incredulità si opponeva alla sua fede, un'altra superbia, troppo facile, di conquiste immediate, al suo tragico orgoglio di purità e di sacrificio. La sua dottrina non aveva potuto essere una religione, ed era senza veri credenti: la sua politica aveva avuto l'onnipotenza dell'ideale, e oltrepassando la realtà, nella quale dovette compiersi e degradarsi, non era più che un sogno; la sua parola evocatrice di eroi, di martiri, passava troppo in alto, e atterriva quasi invece di consolare.
Dopo di lui vi furono, vi sono ancora mazziniani; ma li riconoscerebbe egli?
E io mi lagno ancora che non lo abbiano sepolto sotto lo scoglio di Quarto, dal quale il suo pensiero portò sulle acque il naviglio dei Mille. Non so, ma parmi che là soltanto, sul mare, sotto il sole, alle bufere mediterranee, egli sarebbe contento: come Cristoforo Colombo, il suo grande antenato, guarderebbe oltre l'orizzonte marino il profilo di altre terre, di altri mondi: con lui aspetterebbe dal vento i messaggi dei popoli sconosciuti. Che importa più l'Italia a Mazzini? Egli la dimenticò nel suo ultimo sogno di una alleanza repubblicana universale. Che importa se l'Italia è monarchica, e la sua monarchia ha il nome di Savoia?
Il continente scoperto da Colombo non porta forse il nome di un mercante fiorentino?
I grandi morti non hanno più bisogno della nostra gloria fatta di vittorie, nelle quali la gioia sale al vincitore dal pianto dei vinti; i nostri cimiteri sono troppo piccoli per coloro, che la nostra vita non potè contenere nell'augusta opera di una generazione. Garibaldi vigila, cavaliere che la morte non potè addormentare, su Roma dal Gianicolo: Mazzini doveva vegliare sul mare, che recò il pensiero creatore d'Italia a tutti i lidi, e ne aspetta ancora le grandi risposte nei tempi futuri.
A Staglieno gli altri morti non debbono averlo riconosciuto.
Infatti le loro tombe sono troppo ricche, troppo brutte, troppo affollate di statue perchè abbiano ancora potuto vedere quella porta nera sotto quel frontone dorico. A lettere di bronzo vi è inciso soltanto: Giuseppe Mazzini.
Chi era?
La più grande anima d'italiano dopo Dante.