L'epopea esprime quindi meglio della tragedia la nostra sudditanza nella vita: possiamo appena compiere un atto, gittare un grido, trovare una parola: non altro. Gli eroi di Omero sono immortali così; e lo sono più di tutti gli altri apparsi poi sul teatro e nei libri.
Alessandro sognava d'Achille: il secolo decimonono ha tutto sognato di Napoleone, ma Omero e l'epopea non erano più possibili.
Cieco contro cieco; Spencer contro Omero. In Italia non sarebbe nè possibile nè intelligibile il fermento, che si leverà nelle classi colte dell'Inghilterra contro il filosofo, che osò con tanta mirabile sincerità confessare la propria insufficienza.
Il teorico dell'evoluzione, il massimo compositore del positivismo, non poteva avere le divinazioni del sentimento, che sono una fede, appunto per aver egli troppo creduto alla ragione, sino a credere nella sua credulità.
La ragione logica riesce sempre impari al mistero della vita; quella dialettica ricostruisce sempre lo stesso edificio a travi per chiudervi dentro il mondo. Hegel potè molto intendere di Dante; Spencer non doveva sentire Omero, che nemmeno l'Inghilterra sente, giacchè lo legge nei versi di Pope, come noi in quelli di Monti.
Non oso giudicare il verseggiatore inglese, ma gli endecasillabi romagnoli ed italiani dell'altro, malgrado il consenso oramai lungo degli uditori, sono certamente ritmati sul rullo dei tamburi napoleonici e guarniscono la parola degli eroi con tutta la grazia del teatro e la compostezza della scuola.
Quando si chiedeva a Prassitele quale fra le sue opere gli paresse più bella, rispondeva invariabilmente: — Quelle alle quali Nicia ha egli pure messo mano. — Sainte-Beuve suppose che domandando a Omero quale preferisse fra le ricomposizioni dell'Iliade, avrebbe risposto: — Quella di Aristarco.
Ma se qualcuno gli dicesse oggi: — Fra le tante traduzioni del vostro poema, fra Pope e Monti, chi scegliete? — io suppongo che il gran cieco con un sorriso indulgente d'ironia mormorerebbe: — Nessuna.
E siccome i lettori non mi crederanno, possono benissimo credere che io so poco l'italiano e niente l'inglese.
19 aprile 1904.