Nessuno saprà mai, perchè ella stessa volendo non saprebbe dirlo, che cosa pensasse la sua mente e soffrisse il suo cuore in quel momento, da quali profondità spirituali le giungessero l'urlo e il comando della morte: ogni delitto è prima un peccato, e il peccato un segreto fra l'anima e Dio; ma nella nostra scienza e nella nostra coscienza ella non uccise e non poteva uccidere che un uomo.
Adesso, forse, nello spavento e nell'orrore del processo, che la getta nuda sotto la minaccia della legge e la viziosa curiosità del pubblico, quella fanciulla può dubitare, e, dopo la vendetta, rivedere tremando, il padre. La morte è una trasfigurazione: si dubita davanti al cadavere della ragione che ci spinse ad uccidere: è pietà di lui, di noi, della vita, è mistero e tragedia: però la colpa umana e umanamente valutabile deve essere giudicata nel momento supremo della sua azione.
Colui non era un padre, ed è già abbastanza per la sua memoria, se la legge deve ancora considerarlo uomo.
24 marzo 1904.
ROMANZO VIVENTE
Il romanziere si è suicidato a Roma dentro un fiacre con un colpo di rivoltella alla testa.
Ma il suo delitto, prima ancora di essere una colpa della coscienza, era un errore di arte in una fantasia esasperata dai bisogni del vizio, accesa dalle vampe della vanità. Infatti tutti gli ingredienti, gli arnesi, gli artifici di un romanzo d'appendice entrano in questo delitto, al quale la morte del protagonista toglierà forse l'epilogo di un processo: vi è una villa affittata fuori di una grande città, la più intensa forse d'Italia; una villa nella quale non si ammobilia provvisoriamente che il pianterreno, e il mobilio è composto per un agguato, quadri insignificanti da far vedere come opere d'arte, ed una vasca troppo grande anche per affogarvi un uomo. Questo naturalmente è un milionario, poichè nei romanzi di appendice tale personaggio è più indispensabile del tiranno nelle tragedie alfieriane e della vergine nei primi romanzi romantici della scuola francese ed inglese. Il milionario di questo genere è quasi sempre un ingenuo, quando non sia un delinquente: questa volta era un dilettante di sport, allevatore di cani, cacciatore forse di varie selvaggine, ancora giovane, abituato alla facilità delle amicizie e delle avventure. Ucciderlo sarebbe stato facile, ma poco proficuo, se l'uccisore voleva davvero diventare ricco: bisognava invece succedergli, prendere il suo posto nella vita, in mezzo alle sue ricchezze, ai suoi amici e ai suoi cani; diventare milionario nel modo più semplice e più legale, ereditando da lui, fra lo sbalordimento complimentoso di tutti, in una improvvisazione scenica, come il teatro ne ha ancora ed applaude.
Ed ecco i ricordi dei romanzi letti magari a caso, a strappi, fermentare in una testa di piccolo avventuriero e di più piccolo truffatore: un disegno drammatico schiarirsi nella sua fantasia, moltiplicarsi nelle scene, preparare un scenario, i legacci, la vasca, le lettere, le cambiali. La villa è deserta, una dama velata vi è venuta prima ad un appuntamento misterioso, forse a più d'uno; la dama, probabilmente, è una volgare sgualdrina, che diventa così il primo pubblico del dramma ed ubbriaca col primo applauso il drammaturgo. Ma le difficoltà sono molte, troppe per giungere al finale, giacchè un testamento si può facilmente dettare colla rivoltella in pugno ad un ricattato, ma è quasi impossibile, dopo, farlo credere spontaneo e vero. L'omicidio deve quindi sembrare un suicidio: così l'imbroglio si raddoppia, e i personaggi aumentano. Un complice si rende necessario: può essere un fratello e non basterà: il protagonista non ha il coraggio del sangue, perchè la sua forza non oltrepassa la rettorica: poi vuole salvarsi a qualunque costo e un alibi gli è indispensabile.
Generalmente i drammaturgi più sanguinari hanno orrore del sangue, e non potrebbero nemmeno fare i flebotomi, un mestiere oggi tramontato e che domani forse risorgerà, se nella medicina durino i richiami alle teorie di Broupais e di Tommasini. L'antico sicario ritorna dunque in scena come falso servitore e bertone vero: egli affogherà prima nella vasca il milionario, poi a notte ne getterà il cadavere nel canale.
I veri assassini hanno la fantasia più semplice e il cuore quasi sicuro quanto la mano.