Credenti del vangelo cristiano e marxista, egualmente superbi nel vanto della stessa conquista mondiale, serrati in falangi, accantonati dovunque, la loro prima storica prova deve essere appunto sui problemi insolubili del vecchio mondo. Se la fraternità del lavoro è vera, perchè i più poveri, i più infelici, i più piccoli non sono amati e salvati per i primi? Perchè i facchini del porto di Marsiglia sarebbero solidali coi facchini del porto di Genova in un incidente politico come la soppressione di una Camera di lavoro, e i vetrai francesi, forse i meglio pagati fra tutti gli operai, parteciperebbero all'eccidio dei fanciulli italiani, che genitori, mercanti, padroni, egualmente snaturati, rinnovano ogni ora, ogni giorno, ogni anno?

La contraddizione è troppo stridula, e il problema troppo doloroso: a quando la risposta?

IL DUELLO

Corti o cortili?

La domanda è lecita nell'ironia dell'equivoco.

Presto la Camera dovrà discutere il nuovo progetto di legge sulle corti d'onore ideato dal ministro Orlando per sopprimere almeno virtualmente il duello. Inutile chiedersi se il progetto sarà approvato, più inutile ancora studiarlo nelle sue disposizioni, mentre l'idea, se pure può chiamarsi così, appare falsa al solo annunzio. Perchè questa nuova legge? A quale bisogno della coscienza moderna risponde realmente? I duelli sono negli ultimi tempi cresciuti così di numero che la loro strage faccia gridare d'orrore l'anima nazionale?

Come di tutte le costumanze, negli ultimi secoli si è abusato anche del duello, e la sua estrema degradazione avvenne nella stampa e per la stampa, quando i giornali, più piccoli e peggiori di quelli di adesso, esercitati da venturieri di tutte le classi, colpivano assassinando in alto ed in basso fra il terrore del pubblico, che l'enorme ed improvvisa dilatazione dello scandalo abbacinava, e le tragedie degli individui, trascinati così alla gogna e che sulla porta di ogni giornale trovavano sempre uno spadaccino del mestiere pronto ad assumersi la responsabilità dell'articolo. Poche classi furono allora spregiate come quella dei giornalisti, ma poichè il giornale era il più vario ed il più rapido veicolo delle idee, un focolare ed un faro mobile per illuminare e riscaldare l'ombra della troppo lunga notte popolare, crebbe, si dilatò, mutò, salì, talvolta raggiunse il valore del libro, rarissimamente lo superò; diede battaglie alle idee e agli uomini, puntellò e rovesciò governi e dinastie, torrente che feconda e cloaca che ammorba, manipolo di eroi all'avanguardia o di banditi coperti di tutte le assise, armati di tutte le armi, vangelo di apostoli senza chiesa, cattedra di maestri senza scuola, libello per lordare le coscienze e grimaldello per forzare le casse: rivelazione locale ed universale, pei piccoli e pei grandi, più falso del commercio e più vivo dell'arte, necessario alla menzogna, più necessario alla verità.

Il duello giornalistico degradò l'antico duello dei gentiluomini: in questi era rimasto come uso di guerra, costumanza di galanteria e di corte, facile eroismo di giovinezza e d'irresponsabilità, malgrado le pene che tratto tratto sembravano volerlo colpire. In quelli era quasi sempre una maschera nobilmente guerriera sopra una fisonomia ignobilmente mercantile: lo si accettava e lo si eseguiva come un rischio del mestiere, così che il vecchio bravo riviveva nel giovane giornalista. Necessariamente l'abuso e la falsità suggerirono tentativi di rimedi: bisognava evitare il ricatto, riparare l'agguato: il duello nobilitava col pericolo, purificava col sangue, e vennero i codici così detti cavallereschi, dettati da giuristi anonimi, prescrivendo norme, elencando obbiezioni, aprendo ai padrini una casuistica da avvocati, aggiungendo così alla improbità delle armi guerriere la viltà delle armi curiali.

E il duello decadde lentamente ma sicuramente nella pubblica estimazione; oggi è poco praticato, appena avvertito dai giornali, se il morto non sia un illustre; non ha più fascino per le donne, presa sui giovani, obbiezioni serie nella coscienza di tutti. Si sa, e nessuno può non saperlo, che la commedia e il dramma della vita sono così profondi e dispari che nessuna legge può contenerli, nessuna procedura disciplinarli: quindi il duello è spesso la migliore stroncatura di una questione, alla quale si cercherebbe indarno una soluzione: lo si accetta e lo si pratica così, come una rissa inevitabile ma attenuata dalla presenza dei padrini, e se per caso vi è un morto, il pubblico si stringe bonariamente nelle spalle, perchè non vi sono corse senza cadute e senza guai, e non feste senza malattie e malati all'indomani.

Ma v'è un altro duello di tragedia.