Qualche volta fra due uomini l'offesa rende impossibile la vita: la morte è già passata in mezzo a loro, e il duello esaurisce soltanto l'epilogo. Se voi avete violata mia figlia, disonorata mia madre; se alla donna che amo voi spezzate il cuore, e può a questo bastare una parola; se avete compìto la rovina di mio figlio, gettato mio fratello nel disonore, preparato a me stesso una di quelle insidie nelle quali l'anima soccombe: probabilmente, molto probabilmente io non potrò citarvi ad alcun tribunale. Tutte le mie prove sono morali, di una evidenza assoluta, ma la vostra colpa non ha i contorni giuridici del delitto; i giudici non potrebbero afferrarla e vi assolverebbero. Peggio, nell'equivoco inevitabile della discussione, fra le maglie duttili degli articoli, colle ambagi delle parole, dietro l'impunità dell'avvocato, voi potete raddoppiare lo scandalo, cacciare le dita nelle mie piaghe e stracciarle, coprirmi di ingiurie magari coi complimenti, far ridere mentre io non posso nemmeno piangere, mutare in un carnevale pubblico la mia tragedia privata, essere il mio carnefice e il mio buffone, come quel piccolo buffone di Poe, che ammazzò il re e si arrampicò fuggendo pel lampadario della sala.

Allora nella mia anima scoppia il problema: o battermi o assassinare: perdonare non so. Certo la più vera, la più alta soluzione è il perdono: così, solamente così, si supera l'offensore; ma la soluzione è troppo vera per essere accettabile, troppo alta perchè le piccole anime possano attingerla. Io non so più vivere di fronte al trionfo di quell'uomo, e non saprei assassinarlo; e la legge non mi aiuta, e il mondo nella scettica ironia della sua millenaria esperienza sorride e sberta; gli amici distillano il veleno a gocce nelle conversazioni ad ogni incontro, la mia casa è squallida, più squallida la mia anima e la mia volontà. Tutta la mia fede sociale è crollata: la legge non può giovarmi e non è colpa della legge se la vita la soverchia.

Ecco il duello tragico, eterno: il duello fra l'assassinio istintivo, impetuoso, logico del popolo, e l'impotenza giuridica del codice nella tutela del diritto individuale. Meglio dunque il duello che l'assassinio, meglio il duello che la quiete vile sotto l'offesa. Davanti all'offeso mortalmente che sa perdonare, bisogna inchinarsi come dinanzi al più puro degli eroismi umani; ma di fronte all'offeso che, dopo avere indietreggiato per la paura legittima del maggior scandalo in tribunale, indietreggia per lo spavento dell'offensore, e sopporta il suo ghigno, il pianto della figlia, l'agonia pallida e muta della madre, bisogna alzare sprezzantemente le spalle e voltarle subito, per non cedere alla tentazione di alzare su lui una mano.

A che dunque le corti di onore? Per i piccoli diverbi e per i più piccoli duelli sono troppo, per i duelli tragici, nei quali la morte è l'estrema necessità della vita, sono troppo poco.

Poi l'onore è un sentimento, che non discute e non si discute: è inutile, ridicolo dargli torto. Nell'Inghilterra un marito che la moglie tradisce, caccia la moglie e cita l'amante per i danni, e si fa pagare così l'ultima corona nuziale: in Italia, nel nostro popolo, specialmente nelle campagne dove è più puro, il marito davanti al tradimento si leva, colpisce, carnefice e vittima nel medesimo tempo. Siete ben sicuri che in questo caso l'anima inglese sia superiore all'anima italiana? Che un marito riscuotendo giudiziariamente il prezzo dell'adulterio diventi migliore del marito, al quale il tradimento della moglie spezza la vita di uomo e di padre?

Ebbene no: gentiluomo di piccola ma vecchia razza, oramai divenuto un contadino dopo tanti anni di solitudine rusticana, io eviterò di salutare quello e stringerò cordialmente la mano a questo.

Non è vero che la onestà, specialmente la grande, sia tutta nella legge e nella passiva obbedienza alle sue disposizioni: la legge fu e sarà sempre una necessità ed insieme una insufficienza, alla quale il costume ripara e deve riparare: bisogna talvolta violare la legge scritta, più spesso prescindere da essa, perchè la verità della vita è una legge anch'essa, la prima e l'ultima.

Le corti d'onore del ministro Orlando non risolveranno nemmeno virtualmente il problema del duello, che è insolubile: aggiungeranno indarno tribunali a tribunali, procedura a procedura, cabala a cabala, e l'anima umana come sempre ne balzerà fuori sanguinando.

Il duello fa ed è ancora una necessità del costume: il costume solo può purificarlo: la legge si contenti quindi di constatarlo e non si degradi nel sofisma di volervi vedere un assassinio.

Adesso i socialisti hanno fra loro proclamata l'abolizione del duello come di un avanzo di barbarie, e questo grido giovanile nella sua sincerità poteva e doveva esercitare un grande fascino sulla pubblica opinione. Il bel giorno si vede all'alba: la verità bella sorride e parla dalla bocca dei giovani.