Sciaguratamente il contegno della stampa e delle assemblee socialiste ha tolto a quel grido tutta la sua efficacia: le offese fioccano, grandinano fra loro, contro gli avversari, si avventano dall'alto e dal basso, villane, turpi, micidiali: capi e gregari, uomini e donne, ne sono contusi quotidianamente: l'offesa è diventata più facile, quindi più vile nella irresponsabilità e nell'impunità dell'offensore.
E allora è lecito chiedere: l'abolizione del duello ha davvero giovato all'educazione delle masse? La coscienza plebea si è nobilitata? L'offeso, che non si batte, può essere un eroe, ma l'offensore che ricusa di battersi non sarà che un miserabile.
È triste il doverlo confessare, ma in questa nuova campagna contro il duello par di sentire negli apostoli una più viva paura della morte e una idolatria più bassa della vita: vivere, non più che vivere, e per vivere null'altro che durare.
Sarebbero mai soltanto igienisti della pelle?
9 giugno 1909.
VII PUNTE SECCHE
I DEICIDI
Mentre per la vasta Russia, nelle città e nelle steppe, attraverso immense distanze di luogo e di civiltà, latra il mostro della guerra spaventando anche coloro che più pensano, giacchè il problema orientale è ugualmente profondo per tutti, un altro rumore più sinistro ricomincia nei paesi, che videro ieri le ultime stragi degli ebrei.
La vendetta caduta nella stanchezza e nell'ebrietà del sangue, sembra risollevarsi quasi all'eco degli appelli guerreschi, sferzando la nativa ferocia dei contadini e dei più bassi operai, pei quali l'ebreo rappresenta il nemico della vita, colui che crocifisse Gesù e ancora inchioda sopra una croce invisibile tutti i più miseri.
L'ebreo è nel popolo russo un fantasma di odio e di dolore: a lui, più infelice di coloro che lo perseguitano, sale da tutte le anime la maledizione che dispera e urla nello spasimo della propria impotenza. Tutto quanto colpisce e ferisce la vita è opera del l'ebreo venuto non si sa donde, anche se da oltre un secolo la sua gente si sia fermata su quella terra; perchè l'ebreo non è agricoltore, e la sua piccola industria non crea, il suo commercio è un mistero, la sua moneta un'arma, il suo aiuto una morte. Il contadino, senza danaro anche nell'agiatezza, non ne trova che presso gli ebrei: non vi sono banche sufficienti, e quelle aperte non hanno numerario pari al bisogno; poi la banca è in mano ai signori, al governo, ai forti, dei quali il popolo diffida, perchè non amano il popolo e temono magari la sua ascensione. L'ebreo solo è la banca della gente minuta, e osa prestare rifacendosi dei rischi sui frutti: con lui, per lui tutto è pegno: la sua usura insaziabile è condiscendente: egli presta come ad un nemico, che si offre prigioniero, ma il prigioniero, lasciandosi mettere il laccio al collo, serba libere le mani. Che una parola incendii un discorso, una bugia inventi un delitto, una tragedia si riveli improvvisa nella miseria di tutti, e tutte le mani si alzeranno a maledire e a percuotere questo nemico anche di Dio, escluso da tutti gli uffici e non difeso da alcuna legge: egli è solo ovunque fuorchè nella propria casa, non ha parenti, un partito, un'idea, una parola per difendersi. Sarà accusato di tutto, forse appunto per la sua vita da tutti divisa: si dirà che uccise lo czar Alessandro II, che portò il colera dall'oriente, avvelenò l'acqua dei pozzi, propagò le malattie col malocchio, violò i morti e invocò sulla Russia tutte le maledizioni della natura, immolando un bambino in un rito fantasticamente segreto e mostruoso.