Questa arme, che li ha difesi sempre, salvati spesso, tolse loro la potenza degli altri strumenti: adesso, nell'attuale periodo di civiltà e di libertà industriale, gli ebrei guadagnarono già e giustamente tutte le cime, coprono tutti gli uffici, e subiscono senza accorgersene la prova suprema.
Resisteranno o si trasformeranno?
Le estreme persecuzioni russe sono meno pericolose della nostra buona condiscendenza per la loro razza e la loro fisonomia. In Italia, per esempio, non vi è antisemitismo, e ciò basterebbe a far pensare bene del nostro tempo; eppure nella nostra recente rivoluzione gli ebrei non seppero tagliarsi una parte, esprimere un eroismo, significare una poesia.
Vennero dopo: e che restino!
Il nostro popolo, che non li ha mai odiati davvero, adesso stenterebbe forse a riconoscerli nella uniformità della folla, se un istinto segreto, indefinibile, più sottile di un profumo, più indeterminato di un ricordo non lo avvertisse.
Vi è una separazione di razza, una differenza di anime, che tolgono ancora la perfetta fusione: forse l'antica morte di Gesù?
Pei credenti; ma per gli altri?
La risposta non sarebbe difficile, ma una domanda mi sovviene, udita da gran tempo in un crocchio di giovani artisti: parlavano di ebrei; improvvisamente un poeta, lo chiamavano così, proruppe:
— Potete voi immaginare Mazzini e Garibaldi ebrei?
31 gennaio 1904.