Cominciava il duello.

Aspettarono un'altra ora, seduti sul tappeto del corridoio per sottrarsi alla arrembatura dell'attendere ritti; intorno il buio era assoluto. Ogni tanto Loris, colto d'impazienza, girava il tubo della lanterna cieca, gettando nel corridoio un filo sottilissimo di luce, come un ragnatelo fosforescente. Quando si credettero finalmente sicuri, Loris tentò la serratura del palchetto; i primi stridori del grimaldello si ripercossero sotto la vôlta del loro cranio come colpi di mazza. Ma la serratura cedette quasi subito.

Erano nel palco. Affacciandosi tastoni al parapetto, perchè istintivamente Loris aveva rinchiusa la lanterna su quelle tenebre, che cominciavano già a raffreddarsi, ebbero l'impressione di un abisso aperto sotto i loro piedi. Ma una fretta febbrile non lasciò loro tempo a troppo lunghe emozioni. Anzitutto Loris voleva acconciare i tubi della melinite sotto l'intelaiatura del divano; si trasse quindi la pelliccia, dicendo ad Olga di fare altrettanto, e le distese entrambe aperte fra divano e divano così da formarne un tendone, che non lasciasse sfuggire alcun raggio di luce. La precauzione era inutile, se qualche servitore del teatro avesse pernottato nella sala, giacchè le pelliccie si scostavano tratto tratto lasciando filtrare il lume, e lo stridore del cacciavite, invitando i piccoli ganci nelle fascette del divano, traversava il silenzio di quel buio con una nota acuta di grillo. Olga, appoggiata al parapetto, teneva ferme colle braccia le pelliccie.

L'operazione durò due ore senza che nessuna difficoltà venisse a prolungarla; Loris sudava meno per la fatica che per l'emozione. Quando ebbe piantati tutti i ganci, chiese ad Olga il filo; questa, nel porgerglielo sotto alle pelliccie, rimase paurosamente impressionata della sua faccia. Loris rosso, grondante di sudore, colla lanterna, che gli riverberava sul volto, le parve terribilmente sinistro.

Egli tessè rapidamente sui ganci un reticolato, disponendovi i trenta tubi su tre file; l'operazione più delicata era di congiungere il filo alle capsule. Loris si contentò di attivare la comunicazione elettrica soltanto colla prima fila; questa, incendiandosi, avrebbe infallibilmente determinato lo scoppio delle altre due.

Tutta questa operazione si era compiuta quasi in silenzio.

Allora cominciò il secondo problema di condurre il filo dal piede interno del divano, sotto il tappeto del palco e del corridoio, sino alla finestra, presso la quale Loris aveva riconosciuto poco prima, aprendola e chiudendola rapidamente mentre la sala era deserta, il passaggio della doccia. Ma Loris era stanco. A poco a poco tornava loro la confidenza. L'oscurità aveva una calma profonda, nella quale sentivano di essere soli. Loris consultò l'orologio, era il tocco; bisognava affrettarsi. Olga gli fece osservare che sarebbe meglio forare prima la doccia e gettarvi dentro tutto il filo, poi col suo capo superiore passare lungo i muri, dove il tappeto era fissato a ramponcini quasi invisibili; nulla di più facile che insinuarvelo sotto. La sola difficoltà sarebbe di traversare il corridoio dirimpetto al palco. Ma siccome il filo metallico presentava una certa rigidezza, con molta pazienza vi si riuscirebbe, spingendolo dritto come dentro una guaina.

Loris ne convenne. Per andare in quella sala si sorpresero da capo a camminare in punta di piedi, tenendo la lanterna quasi interamente chiusa sotto le pelliccie. La finestra dava infatti sulla piazza, così che ogni lume al di dentro poteva diventarvi pericoloso. Quindi Loris preferì aprirne adagio i battenti, per ricevere il lume della notte abbastanza serena; nessuno noterebbe di laggiù quella finestra spalancata o, notandola, ne sospetterebbe.

La finestra, che dalla piazza pareva piccola, era invece assai grande. Loris vi rimase, coi gomiti appoggiati al largo davanzale, guardando; giù nella piazza qualche attardato passava ancora rasente i muri, e i fanali disegnavano larghe isole luminose dai bordi fluttuanti nell'ombra, che pareva muoversi anch'essa. Mosca dormiva tranquillamente. Quella sensazione di abisso, che aveva provato sporgendosi nella sala dal parapetto del palco, gli ritornava ora dalla notte profonda. Non una stella brillava nel cielo.

— Andiamo, andiamo, si rivolse nervosamente ad Olga, che attendeva immobile dietro di lui.