A poco a poco si addormentò.
Olga rincantucciata nell'angolo dell'altro divano si scaldava le dita al tubo della lanterna, sotto la pelliccia. Anch'ella sussultava tratto tratto, ripresa da tutte le paure del freddo e dell'ombra, entro il rimorso di quell'immenso delitto, cui nessuna pena umana poteva essere proporzionata. Il suo cuore di donna, troppo piccolo per capire quella passione di Loris, si perdeva nell'amore di lui come in un rifugio, mentre egli invece dormiva tranquillamente sdraiato sulla propria mina. Come tutti gli uomini destinati a mutare la faccia della storia, egli portava seco una fatalità; il suo pensiero simile alla steppa sotto il sole non aveva un'ombra; il suo cuore...., Dio solo sapeva dove glie lo aveva messo. Olga sentiva il proprio amore, preso in quella fatalità, divenirvi egualmente fatale. Era bastato che quell'uomo si presentasse per trascinarla seco al di là di ogni fortuna, al di sopra di ogni ragione.
La lanterna le scaldava sempre più vivamente le mani; ella girò il vetro.
Il raggio cadde sulla testa di Loris, accendendogli un'aureola sui capelli. Il suo volto, in quel pallore del sonno, ora che i terribili occhi verdi erano velati dalle lunghe palpebre, sembrava anche più puro. Ella s'inginocchiò, depose la lanterna sulla spalliera del divano, al di sopra del suo capo, e gli prese la mano penzolante dal cuscino. La mano era fredda, ancora sudicia di polvere.
Loris si destò ritraendola istintivamente, ma ella gliela strinse.
Egli la guardava stringendo le palpebre per schermirsi dal raggio troppo vivo della lanterna, mentre il suo pensiero stentava a riordinarsi. Olga si schiacciò più convulsamente il volto sulla sua mano, soffocandovi i singhiozzi.
Loris nel malumore di quel risveglio improvviso s'accorse d'aver freddo; sprigionò la mano per chiudersi nella pelliccia, così che Olga sbattè quasi col volto sul cuscino.
— Oh! ella mormorò con voce fioca.
Loris la sollevò per le mani, se la mise seduta dinanzi, e con accento, che essa non gli aveva ancora sentito:
— Perchè amare, le disse, noi che siamo votati alla morte? Noi dobbiamo soffrire troppo per conservare ancora l'egoismo di non voler soffrir soli. Non piangete, Olga.