Cominciò la notte. Nell'aria, sempre più fredda, l'ombra e il silenzio diventavano così profondi, che il pensiero non poteva più interrogarli. D'altronde a che pro? Tutto s'acqueta nel silenzio e nell'ombra; la vita è appena un tremito della superficie, sotto la quale l'ombra e il silenzio custodiscono i segreti dell'infinito. Le generazioni, passate nella storia, adesso erano inutili come i viventi, che vi tramonterebbero; la felicità da lui voluta per le generazioni future sarebbe stata la suprema delle ingiustizie per le generazioni morte.

Il suo disegno si discioglieva nella tenebra come un fumo.

Olga gli dormiva vicino, forse precipitata anch'essa in un letargo fuori di sè medesima. Si ricordò le Tre Morti di Tolstoi, e sentì che la più grande era la più semplice, quella dell'albero; rientrare insensibilmente nella terra, dalla quale si è usciti. La gola gli bruciava. Aveva le labbra secche, la pelle arsiccia malgrado la rapidità improvvisa di piccoli sudori, che gliela bagnavano gelandola. Era la fame colle sue smanie nervose e l'esaltamento della fantasia.

La sua volontà si raddrizzò ancora; bisognava lottare, era assurdo credere a quel cattivo contrattempo. Il concerto si darebbe domani sera.

Quasi quasi destò Olga per riprendere la conversazione riaccettando ora quello, che gli aveva offerto con tanta passione; sarebbe stata una maniera, non peggiore di un'altra, per passare la notte. Ma in quella superba chiaroveggenza, che gli riduceva al minimo il pericolo del concerto rimandato, comprese che, accettando l'amore di Olga, ne rimarrebbe imbarazzato per l'avvenire.

— Che cosa pensano i condannati a morte l'ultima notte, nella solitudine buia della segreta? si chiedeva Loris. Sentono essi il tempo e lo spazio diversamente dagli altri uomini, avendone già dinanzi il limite fisso? La morte, come pena, non è che la pena del pensiero costretto a discendere nella morte. Loris si trovava dinanzi alla morte, senza che il silenzio di quell'ombra gli permettesse una distrazione.

La notte fu lunga. Non potendo dormire, Loris tornò alla finestra. La sua coscienza, attratta dalla vita notturna della città, vi si obliò lentamente. Per lunghe ore i suoi occhi seguirono i passi di tutti i viandanti; i suoi orecchi si tesero dietro il rumore sordo delle carrozze, che si allontanavano per tutte le vie; contò più volte le finestre illuminate, assistè con una specie di trepidazione al loro spegnersi, e, quando tutto fu nell'ombra, il suo pensiero vi oscillò inconsapevole. La stanchezza stessa lo cullava. Giù in fondo al cuore, sotto ombre anche più dense, gli passavano, come pellegrini curvi, melanconie di altri tempi; mentre il suo sguardo, fiso sui fiaccheri allineati poco lungi dal grande caffè del teatro, vedeva nei loro occhi di fiamma illuminarsi e sparire qualche paesaggio primaverile della sua giovinezza. Stando in piedi appoggiato al muro, malgrado il freddo che ne radiava, si assopì; nessuno passava più, solo le guardie ripetevano il proprio giro come lugubri fantasmi attraverso un sogno. Sull'ultimo fiacchero rimasto all'angolo della via, il cocchiere a cassetta aveva reclinato la testa nel sonno. Mosca dormiva enorme nelle tenebre, senza un respiro, in una tranquillità di pietra. Poi l'ombra, già più tenue in alto, si diradò ancora facendosi quasi trasparente dinanzi all'azzurro immutabile del cielo; sui tetti, giù per le gronde, per le facciate delle case, dai ciottoli delle strade, rimbalzarono labili chiarori. Quindi l'ombra si assottigliò ancora, si macchiò di pallori lontani, lacerata da improvvise vivezze, finchè il bianco vi si fuse, vi dilagò, la sommerse.

Loris incantato vi si abbandonava.

La vita era ricominciata. La popolazione operaia del mattino invadeva già le strade a passi frettolosi, fra uno strepito di carrette, un cozzare di voci, un urto, un'onda di gruppi, che sboccavano e dileguavano a tutti gli angoli. Loris più stanco si lasciava ballottare mentalmente da quella folla, già allegra della fatica che l'attendeva, e rinfrescata, dopo una notte forse immonda, dall'aria del mattino. Era come uno di quegli ubbriachi sorpresi dall'alba, vacillanti per le strade, e che non ricordano più nulla.

Se qualcuno l'avesse scoperto in quel momento, non avrebbe opposto resistenza.