I primi raggi del sole batterono sui tetti, scivolando per le cantonate in mezzo alle strade, ad accendervi come dei braceri multicolori. Mosca si levava dal sonno sotto il sole; tutto sorrideva, le sue cupole, i suoi giardini, le sue case, le sue strade formicolanti e sonore, il fumo de' suoi camini tremolante ai soffi della brezza come un segnale, e dileguante nell'azzurro senza macchia.
Loris trovò Olga seduta nel palco, che lo aspettava.
— Il concerto non si darà più, ella disse.
— Forse!
— Allora? e nella sua voce rauca v'era come uno squillo di trionfo.
Loris indovinò la tragica gioia del suo amore, e rispose con fredda ironia:
— Aspetteremo che cominci la grande stagione invernale.
E si distese sul divano per dormire.
Olga lo covava con uno sguardo ardente. Dal momento che il concerto era stato rimandato, ella lo immaginava soppresso; voleva che fosse così, tutto era perduto. Fra un mese, o non avrebbero più avuto la forza di uscire o, tentandolo, la loro fisonomia scheletrale li avrebbe scoperti. Era la morte sicura, dopo un'agonia lunga quanto una luna di miele. Olga ne delirava di orgoglio, perchè Loris avrebbe dovuto amarla come l'unica donna capace di congiungere la propria passione alla sua idea. Associandosi all'impresa di Loris, ella aveva fatto anticipatamente getto della vita in quell'immenso attentato, del quale sentiva la logica pur ricusandosi alla sua atrocità; quindi ora s'abbandonava con gioia ad una morte innocente, che le farebbe finalmente trovare l'amore.
Era sicura di vincere.