— Ebbene? domandò slanciandosi imprudentemente verso di loro.

Loris respirò fortemente:

— Ho fame.

VI.

Da quel giorno tutto parve favorirli, ma le loro relazioni divennero più fredde. Olga e Lemm si evitavano, Loris invece pareva più calmo, come se la fortuna del primo tentativo avesse esaltato in lui la superstizione fatalista, comune a tutti gli uomini d'azione. Si sentiva sicuro che la prima neve cadrebbe di notte. Infatti, tre giorni dopo, l'azzurro del cielo s'imbiancò, e il freddo diminuì sensibilmente; erano i primi sintomi. A tarda sera la neve, aggirata da un vento impetuoso, cominciò a cadere sui tetti e sulle strade come una polvere.

Loris era pronto. Quando uscì di casa, suonarono le dieci e mezzo. La piazza sotto la bufera era vuota, pochi fiaccheri stazionavano presso il Piccolo Teatro, all'angolo del Kitaisky. Lemm lo attendeva; con un colpo di martello acuminato e infisso sopra un bastone doveva rompere la doccia della loro casa a fior di terra, poi ritornando e fingendo di scivolare avrebbe estratto rapidamente il capo del filo per stenderlo lungo il muro. A Loris invece l'impresa era più rischiosa per la maggiore lunghezza necessaria del tempo e la sorveglianza dei gendarmi intorno al teatro. Un colpo di martello in una delle sue doccie avrebbe certamente attirato la loro attenzione, mentre per cavarne tutto quel filo sarebbero stati indispensabili almeno dieci minuti. Loris si era quindi coperto di un lungo impermeabile bianco da cocchiere; contava scivolare inavvertito lungo il muro, e sdraiarsi fra la neve accanto alla doccia per forarla col trapano.

Tutta la difficoltà sarebbe nel non essere visto fra il turbine della neve, al momento di lasciarvisi cadere. Il candore dell'impermeabile e le raffiche del vento, costringendo i passanti a camminare colla testa bassa, dovevano aiutarlo. Per ultimo espediente aveva ordinato a Lemm di non abbandonare mai un angolo della piazza, dal quale potesse sorvegliare la doccia, e nel caso che una coppia di gendarmi vi si appressasse, di allontanarsi rapidamente facendo esplodere sulla neve alcune castagnole da lui stesso preparate. Sarebbe bastato accendere, colla brace dello sigaro, la loro brevissima miccia sotto la pelliccia. I gendarmi sarebbero accorsi alle detonazioni.

Lemm vide Loris dirigersi dalla parte opposta della doccia, girando intorno al teatro; in quel momento una pattuglia di gendarmi passava dinanzi ai grandi magazzeni dell'Okhotnj riat, un'altra era ferma al portone dell'Assemblea della Nobiltà. Il teatro fra il pulviscolo della neve si distingueva appena, i fanali lucevano fiocamente come attraverso una nebbia tempestosa. Il freddo cresceva. Tutta la piazza era già bianca, e si manteneva bianca malgrado il passaggio della gente e delle carrozze.

Lemm chiuso nella pelliccia, col berrettone calcato sugli orecchi, tutto bianco di neve, si diresse verso la casa di Loris. Di là potrebbe vederlo ritornare, perchè la distanza era più breve. Infatti gli parve travedere come un'altra bianchezza fra la neve, lungo il muro del teatro, qualche cosa di così vago che sulle prime ne rimase incerto. Non passava alcuno; allora fece qualche passo innanzi. Il raggio di un fanale, cadendo sull'impermeabile di Loris, ne trasse un bagliore così vivo, che Lemm non potè più dubitare. Era l'ultimo fanale prima d'arrivare alla doccia. Lemm respirò, e non vide più Loris. Tese l'orecchio per udire lo stridore del trapano, ma non ostante la sovreccitazione dei sensi non percepì alcun suono; l'aria e la terra erano diventate sorde colla neve.

Toccava a lui. Risolutamente si diresse verso la doccia all'angolo della casa di Loris, facendo mulinare la mazza come per giuoco, allentò il passo; aveva visto appressarsi una carrozza. Quello sarebbe il migliore momento per dare il colpo. Si mise alla cantonata, e quando i cavalli passarono rumoreggiando, perchè le loro unghie ferrate trovavano ancora il selciato sotto lo strato sottile della neve, fingendo di sdrucciolare diede una percossa violenta nel fianco della doccia, che risuonò cupamente. Gli parve di essere nel mezzo di una immensa esplosione; gli orecchi gli zufolavano, gli girava la testa così che per sottrarsi al pericolo di essere visto da qualcuno, che avesse udito quel colpo, si lasciò cadere presso la doccia. Nessuna pattuglia passava, nessuno aveva udito. Allora rinfrancandosi cacciò tre dita nella spaccatura della doccia, trovò il filo, tirò e, rialzandosi lestamente, lo distese per un paio di metri lungo il muro.