Lemm impallidì a quel rimprovero, ma la sua natura d'ebreo aveva vinto sul suo temperamento di rivoluzionario, costringendolo a risparmiare ogni spesa inutile, forse nella vaga speranza di restare padrone della somma.
Ma Loris soggiunse poco dopo:
— Passerete dall'officina inglese Neill, via Mokhovaia, e comprerete una pila con un manipolatore Morse; pagate su quei duemila rubli. Avete studiato fisica, dovete intendervene.
Olga aveva assistito al dialogo arrossendo di gioia. Da molti giorni la sua faccia era diventata più malinconica e modesta. Si era messa a scuola di lavori donneschi da Matrona, tenendola lunghe ore presso di sè, specialmente quando Loris era fuori di casa, e provando un indefinibile piacere nella ripresa di questa educazione femminile. Le faccenduole casalinghe, che una volta le parevano una delle forme più abbiette del servaggio muliebre, acquistavano ora ai suoi occhi una mite poesia. I discorsi ingenui di Matrona sul proprio fidanzato, un operaio fonditore, ricco di un rublo al giorno di salario, col quale avrebbe messo su casa nella calma di un'esistenza, ridotta a pochi sentimenti e quasi priva di idee, agivano come una cura climatica sul suo spirito reso nevrotico da troppe orgie intellettuali e morali.
In cinque giorni Olga arrivò a cucirsi una camicia.
Il suo sogno era di fuggire con Loris in mezzo ad una steppa, per vivere sola con lui, sposata da lui, allevando due bambini, un maschio e una femmina. L'esplosione della mina non avverrebbe, essa non sapeva come, ma non avverrebbe; Loris guarirebbe anche lui da quella febbre nichilista per riconciliarsi colla vita, quale Dio l'aveva voluta. L'ateismo materialista di Olga era già scrollato. Qualche cosa di divino si agitava nel mistero oltre l'origine e il fine della nostra esistenza; una legge arcana regolava l'umanità, un'idea imperscrutabile comandava alla natura. Il volgare culto delle iconi, nelle quali il popolo trovava intercessori, non era che un tentativo dell'anima, come la scienza stessa, per arrivare sino a Dio.
Talvolta Olga non si riconosceva. Provava subite tenerezze per la mamma lontana, quasi un bisogno ineffabile di perdonarle quanto le aveva fatto soffrire, mentre una vergogna le veniva da quel libertinaggio passato, nel quale aveva calpestato tutti i riguardi. Era impossibile che Loris, malgrado l'affettazione della propria insensibilità, non sentisse ripugnanza per lei trascorsa attraverso gli amori di tanti studenti. Quindi rimpiangeva la delicata primizie della propria gioventù, quella poesia senza nome, che riluce intorno alla vergine e la fa sembrare come una stella, nella quale nessuno abbia ancora posto il piede. Perchè Loris non amava? Era sublime disperazione di nichilista, o nausea di poeta dinanzi alle bestialità della umana lussuria? Il pentimento, questa gloriosa rivincita dell'individuo sopra sè stesso, consacrata da tutte le religioni, basterebbe a rifarle nell'anima la spiritualità dell'amore?
In quella sua passione di vergine e di cortigiana diventava sempre più timida verso di lui, sino a tremare di parlargli; però con malizia donnesca si era messa a servirlo in ogni più piccola cosa, non permettendo più a Matrona di fargli il letto, nè di lustrargli le sue scarpe. La mattina si metteva per tempo ad origliare presso il suo uscio, e, se era desto, bussava timidamente chiedendo quando dovesse portargli il caffè. Il suo contegno, entrando nella camera, non poteva essere più modesto, nullameno egli vi sentiva la più intensa passione. Sulle prime aveva resistito mostrandosi più burbero; poi aveva ceduto alla mollezza di quei servigi, che non gli lasciavano ordinare più nulla. La sua terribile perspicacia gli aveva appreso subito il segreto di quella trasformazione, mentre la raffinatezza de' suoi gusti aristocratici, che gli facevano sentire la donna solamente nella signora, se ne irritava.
Lemm invece, malgrado quel rifiuto, la trovava più simpatica nella nuova volgarità, e talora si sorprendeva a sognare anch'egli l'amore di una donna casalinga, che lo riposasse dal travaglio di quell'esistenza rivoluzionaria in preda a tutti i furori del pensiero. Nemmeno la sua natura biliosa, resa più aspra da tutte le sofferenze di una gioventù senza danaro e senza affetti, resisteva alla tensione di quella guerra sognata da Loris, e fatalmente predestinata alla più piccola e truce delle catastrofi. Ma troppo inoltrato per indietreggiare, cercava di obbliarla a ogni momento in qualche fantasia. La sua insufficienza di rivoluzionario gli si era rivelata in quella goffaggine di non sapersi nemmeno fingere dentista coi compagni d'università, che lo avevano riconosciuto, così che doveva ancora rimanere quasi sempre in casa per evitare il loro incontro. Adesso lo spaventava persino il vecchio soldato; un sospetto, che gli venisse un giorno nel pulire le stanze, e tutto poteva essere scoperto. Anche Loris usciva poco di casa, sebbene a Mosca fosse meno conosciuto di Lemm; ma la sua bellezza aristocratica diventava un pericolo, attirando l'attenzione. Quando si trovavano riuniti non sapevano che dirsi, se Loris non parlava della guerra; era quello l'unico discorso, che coll'ansia di nuovi pericoli potesse ancora rianimare la loro piccola società.
Per mangiare si separavano. Olga e Loris giravano per le trattorie, evitando di ritornarvi troppo; Lemm, sobrio come uno spartano, si contentava spesso di una focaccia comperata da un pasticciere, o di una piccola colazione in qualche caffè secondario. Quando Olga si offerse di fare la cucina in casa, accettarono con riconoscenza. Loris fingerebbe una leggera indisposizione per non uscire di casa. Matrona aiuterebbe Olga, mangerebbero la sera, quando quella si fosse ritirata. Così Lemm potrebbe assistere al pranzo.